Magistrati alla Glovo: indovina chi viene a cena

mercoledì 11 febbraio 2026


Non è un bel momento. Ci sono le notizie (pessime) che giungono dai fronti di guerra sparsi per il mondo. C'è Donald Trump che, stufo di vedere la Cina crescere militarmente dopo che ha preso il controllo economico di buona parte del pianeta, ha riavviato il programma di potenziamento del proprio arsenale nucleare .

In Italia , ci sono le canaglie dell'antagonismo sociale che hanno dichiarato guerra allo Stato, sotto l'occhio compiaciuto di una sinistra a cui il destino della nazione non frega nulla. Almeno non quanto importi loro la possibilità di abbattere il Governo di centrodestra con ogni mezzo , anche confondendo le acque della narrazione mediatica. Ci sono le toghe organizzate per il No al referendum sulla riforma della giustizia che le stanno provando tutte per intorbidare il clima politico a poche settimane dall'apertura delle urne. Ci sono gli antisemiti che sono usciti allo scoperto e non si fanno più scrupolo di mostrare nei fatti il ​​loro radicato odio antiebraico. Ci sono i fans di Hamas che bloccano i porti col pretesto di solidarizzare con i palestinesi di Gaza vittime di un fantomatico genocidio perpetrato ai loro danni da una cattivissima Israele. C'è la signora Francesca Albanese da Ariano Irpino che straparla di lotta globale all'ultra capitalismo sfrenato e di Israele come nemico dell'umanità, ma questa non è una novità. Ci sono le vili carogne che puntualmente ogni 10 di febbraio – Giorno del Ricordo della tragedia delle foibe e della cacciata degli italiani dalle terre di Istria, Fiume e Dalmazia – fanno capolino sulla scena pubblica per ribadire l'infamia negazionista sostenuta per anni dai loro degni compari, i sanguinari comunisti jugoslavi, su una feroce pulizia etnica che – a loro dire, non sarebbe mai avvenuta.

E poi c’è la gente comune, cioè ci siamo noi umanità dolente col nostro carico di affanni quotidiani per risolvere i quali dobbiamo sbrigarcela da soli, senza aspettarci granché da chi questo Paese lo governa non solo dalle stanze della politica ma, soprattutto, dai palazzi del potere reale. E tra la gente comune, nell’inevitabile gerarchia delle condizioni sociali che continua – come è naturale che sia – a caratterizzare una società stratificata, vi sono, a scalare, i problemi dei primi, che vorremmo averceli tutti perché scaturiscono dalla condizione di estrema agiatezza che essi vivono; vi sono i problemi di quelli delle fasce di mezzo che, in fin dei conti, sono sostenibili; vi sono i problemi dei penultimi, che sono seri; e vi sono i problemi degli ultimi che sono drammatici, al punto che costringono tutti a guardarsi in faccia e a domandarsi che razza di mondo si sta costruendo. E non è una bella cosa ciò che ritroviamo in fondo alla nostra pur onesta riflessione.

Accade che, ascoltando le notizie del giorno, apprendiamo di un’iniziativa della Procura del Tribunale di Milano che ha chiesto in via d’urgenza il controllo giudiziario per la società di food delivery Foodinho srl, costola italiana del colosso spagnolo Glovo. L’ipotesi d’accusa è gravissima: caporalato e sfruttamento del lavoro in violazione dei contratti collettivi nazionali e delle norme costituzionali che statuiscono il diritto del lavoratore “ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” (articolo 36 della Costituzione). Dalle indagini è emerso che quei disgraziati (non quattro gatti ma circa 40mila lavoratori), che vediamo sfrecciare in bici o in motorino per le strade delle nostre città, ricevono un compenso che sta tra i 2,50 e i 3,70 euro a consegna; che gli stessi sono controllati dall’azienda attraverso un sistema di geolocalizzazione; che vengono penalizzati in caso di ritardo nella consegna; che non godono di alcuna tutela assicurativa e previdenziale nello svolgimento del lavoro; che, seppure obbligati al rigido rispetto delle mansioni loro assegnate, contrattualmente sono inquadrati non come dipendenti dell’impresa ma come lavoratori autonomi.

Se è così che stanno le cose è uno schifo senza fine, che una società matura, culturalmente avanzata, non dovrebbe consentire. Si obietterà: ma è così che funziona nell’età dell’oro della globalizzazione economica. E chi l’ha detto che un sistema che produce un tale grado di sfruttamento del lavoro sia il migliore dei mondi possibili? Noi, no di certo. Purtroppo, però, quello che fa più specie in questa brutta vicenda è che si sia dovuto attendere la magistratura per scoperchiare la pentola della schiavizzazione della manodopera. Perché non ci ha pensato per tempo il Governo a mettere un freno a una tale ingiustizia? Ma chi sono i rider dei quali distrattamente avvertiamo l’esistenza quando ci occorre di avere la consegna a casa di qualcosa per la quale non siamo disposti a fare quattro passi per andare a procurarcela di persona? La maggior parte di loro sono africani e pakistani. Di italiani se ne vedono pochi. D’altro canto, come potrebbe essere diversamente con le paghe da fame che si ricavano a fare un lavoro tanto rischioso e per niente appagante?

La destra, del contrasto all’immigrazione illegale ne fa un fiore all’occhiello. È un giusto obiettivo di programma, condividiamo. Tuttavia, riceverebbe più attenzione da parte dell’opinione pubblica se spiegasse agli italiani che le masse di disperati vengono scaricate sul nostro suolo non soltanto per fare la fortuna finanziaria dei trafficanti di esseri umani e del nebuloso sistema dell’accoglienza ma, soprattutto, per fare un piacere alle imprese mega-multi-transnazionali che accumulano ricchezze inimmaginabili facendo profitto sulla messa in schiavitù lavorativa degli irregolari.

Dovrebbe, la destra, spiegare agli italiani che è la sinistra delle anime belle la serva di padroni indesiderati. La stessa sinistra che in nome di un fasullo umanitarismo vorrebbe la cancellazione delle frontiere per prendere a bordo tutta la disperazione del mondo. Siamo oltre la definizione di Karl Marx che identificava i disoccupati nell’esercito industriale di riserva. Oggi siamo agli immigrati divenuti la fanteria di linea delle multinazionali.

Non essendo comunisti né socialisti ma di sponda opposta, una domanda dobbiamo ugualmente porcela: ci piace davvero questo modello di sfruttamento capitalistico del lavoro? Sarà un infantilismo mentale ma nel nostro immaginario personale abbiamo sempre associato la figura dell'imprenditore a quella di un capitano coraggioso che rischia, crea, interagisce positivamente con le maestranze, se la gioca mettendo in campo tutto sé stesso; vince o perde, e mai se la prende con i sottoposti o fa aggio sulla loro fragilità sociale. Ci sbagliavamo?

Davvero in coscienza possiamo pensare che quei figli di buona donna che si arricchiscono a dismisura grazie a un'interpretazione idiota e autolesionista della globalizzazione , offertagli su un piatto d'argento da politici inetti e corrotti, facciano bene a spremere il prossimo per gonfiarsi le tasche?

Ora che la pentola di questo ignobile malaffare è stata scoperchiata i politici del centrodestra si sono affrettati ad applaudire l'iniziativa della magistratura. Ma se ritengono che i giudici abbiano fatto benissimo a intervenire perché diamine non sono intervenuti loro per primi , richiamando la Glovo alle sue responsabilità nei confronti dei lavoratori sfruttati e sottopagati?

Nel 2018 era stato istituito un tavolo di trattativa sulle condizioni lavorative dei riders e, in generale, dei lavoratori della Gig economy . Che fine ha fatto? Si è perso tra le nebbie di Avalon? E visto che ci siamo, lo chiediamo anche al nuovo campione che di recente si è affacciato alla sempre movimentata storia della destra in Italia, il generale Roberto Vannacci . Generale, cosa pensa del caso dei rider? La risolviamo con la “remigrazione”, dicendo che dobbiamo rispedire tutti alle loro terre natie e punto? Intanto, come la mettiamo con lo sfruttamento indecente di cui sono stati vittime? Le violazioni di cui si sono resi responsabili i titolari e i manager del colosso spagnolo le abboniamo e passiamo tutto in cavalleria? Ma lei non era dei parà incursori? Siamo pienamente consapevoli che in una società complessa, qual è quella italiana, non possano albergare risposte semplici. Ma risposte, sì. La gente le aspetta. Lei generale e tutti i leader del centrodestra – nessuno marchi visita – quelle risposte siete tenuti a darle. Siamo qui per ricordarvelo.


di Cristofaro Sola