giovedì 5 febbraio 2026
Sassolini di Lehner
A sinistra scrosciano applausi entusiasti per Roberto Vannacci. A destra diluviano le demonizzazioni screditanti. Gli ipocriti nipotini di Togliatti, associati agli avariati del criminogeno Settantasette ed agli avanzi di sagrestia dossettiana, si dimostrano come sempre ipocriti, simulatori e bugiardi, visto che d’improvviso smettono di gridare al fascismo che rimarcia sulla capitale, abbacinati dal presunto 4 per cento accreditabile al neonato partito, tutt’altro che antifascista, del generale, in quanto provvidenziale cavallo di Troia per la conquista del Palazzo d’Inverno, stante la rovinosa caduta nel 2027 del centrodestra.
Il miraggio della futura vittoria si traduce di fatto in alto gradimento mediatico sinistro-fascistoide nei confronti di un estimatore conclamato di Junio Valerio Borghese. In verità, suona ridicolo, a distanza di novant’anni, il rinnovato appello al “fratello in camicia nera”.
A destra, invece, si vocifera e si straparla di “tradimento”, addirittura di “diserzione”, ma, in verità, l’autore del suggestivo, condivisibile e prezioso Il mondo al contrario non ha cambiato nessuna delle opinioni, che gli spalancarono le porte della Lega.
Era più vicino a Vladimir Putin che a Volodymyr Zelenskyj; aperto fautore delle gesta della Decima Mas, piuttosto che interessato alle fortune della Nato; di destra-destra marcata e non di centrodestra; fieramente ostile al pensiero unico vigente, giammai aperto al green deal europeo, all’eutanasia o alla bergogliana “troppa frociaggine”; addirittura assertore convinto della famiglia tradizionale di contro alle aperture forziste al nido arcobaleno di mammo, padra, maternità surrogate.
Che fosse tipo di destra tostissima e tutto d’un pezzo non scalfibile se ne accorse l’ottimo Guido Crosetto, che, dall’altezza dei suoi quasi 2 metri, gli dichiarò guerra per l’anticonformismo ritenuto eccessivo, malsano, assai periglioso per la non lunga marcia verso la democristianizzazione.
Proprio per tale resiliente Weltanscauung, chiaramente spiattellata e coerentemente ribadita, fu accolto a braccia aperte da Matteo Salvini, nominato vicepresidente, quindi, eletto a furor di popolo leghista all’europarlamento, superando il mezzo milione di preferenze (più del doppio della Elly Schlein).
Insomma, secondo la buona moralità garantista, il traditore non tradì e il disertore non disertò.
Semmai, è il centrodestra che, magari per astuzia tattica ed accorto realismo, s’è tutelato coll’opportuno kit di sopravvivenza: graduale rigirella cremosa verso Mattarella e zona comfort contigua al centrismo.
Se la previsione del 4 per cento a “Futuro nazionale” è fondata, allora viene naturale opinare che Vannacci si avvia semplicemente a recuperare gli elettori 2018 di Fratelli d’Italia, quando l’attuale partito di maggioranza, allora al 4,3 per cento, non s’era ancora messo del tutto alle spalle il passato missino e le nostalgie salotine.
È forse il caso di opinare che Roberto piuttosto che tradire ̶ gli si nega con furore anche l’aggettivo “scissionista” tipicamente leghista e meno esecrabile di “disertore” ̶ stia opportunamente coprendo un vuoto, restituendo ai devoti di Predappio, che si sentono “traditi” da Giorgia Meloni e dai Crosetto, una edificanda casa comune, comunque legale, dentro le istituzioni e non fuori controllo e pericolosamente eversiva, come potrebbe configurarsi una pattuglia extraparlamentare delusa e incazzata nera, convinta d’essere stata turlupinata e tagliata fuori dai boia che hanno mollato.
Il saggio, che spero risieda in tutti noi, consiglia di non sparare giudizi e pregiudizi, entusiasmi o condanne su Roberto il Guiscardo (lo scaltro). Inoltre, il saggio esorta l’Esecutivo a non modificare il progetto di legge elettorale solo per fare un dispetto al generale e tenere fuori dal Parlamento “Futuro nazionale”. Elevare la soglia di sbarramento oltre il 3 per cento potrebbe originare effetti collaterali tipo eterogenesi dei fini.
Elevando Vannacci a “vittima del sistema”, potrebbe non bastare neppure l’asticella al 6 per cento.
Adelante con juicio nei confronti dello scaltro s-legato, dunque, evitando l’harakiri nelle urne del 2027.
di Giancarlo Lehner