mercoledì 14 ottobre 2026
Posso capire tutto, sì posso anche accettare che di fronte ad una emergenza così grave sia necessario ed opportuno analizzare attentamente tutte le possibili alternative capaci di superare la grave emergenza aperta dopo l’assurdo comportamento dell’allora Ministro alla Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Ma mi sembra assurdo quello che stiamo vivendo sulla emergenza “Taranto”.
Da sei anni, ho ribadito con oltre trenta miei articoli su distinte testate giornalistiche la necessità di un intervento organico dello Stato, un intervento supportato da una copertura finanziaria di almeno 7-8 miliardi di euro. Dopo la serie di tentativi effettuati dal Ministro Urso, tutti purtroppo rivelatisi inutili, l’intero dossier è passato alla competenza della Presidenza del Consiglio e quindi il Parlamento sa che la Presidente Meloni è diventata l’interlocutrice diretta; il soggetto che dovrà necessariamente identificare, dopo il fallimento dei vari soggetti che si sono succeduti in questi lunghi anni, una precisa linea strategica capace di evitare la chiusura di uno dei più grandi centri siderurgici d’Europa ed ho anche, proprio ultimamente, precisato che il Governo dovrebbe, nella prossima Legge di Stabilità, inserire una posta di programma di almeno 8 miliardi di euro da utilizzare nei prossimi cinque anni. Solo in tal modo metteremo fine alla sistematica altalena dei blocchi della magistratura, solo così annulleremo le sistematiche illusioni di offerte impresentabili e, soprattutto, eviteremo la perdita irreversibile di 25.000 posti di lavoro.
Ma se, come avvenuto finora, si andasse avanti con sistematici ed inutili incontri tra il Governo ed i Sindacati ed il sistema imprenditoriale nazionale, se si andasse avanti con supporti finanziari di poco superiori ai 120 milioni di euro, se si andasse avanti invocando la Cassa Integrazione Guadagni, se si andasse avanti emettendo gare prive di una adeguata certezza in quanto sempre a rischio di blocchi da parte della Magistratura, arriveremmo fra pochi mesi alla chiusura dell’impianto. Ed allora prende corpo una scelta obbligata: il Parlamento, nella sua funzione di riferimento democratico in grado di superare, di fronte a simili emergenze, la logica degli schieramenti contrapposti, deve, con la massima urgenza, produrre un atto comune con cui chiedere al Governo di abbandonare:
La ricerca di possibili organismi disponibili a partecipare a gare;
La richiesta di prestiti temporanei e completamente inutili al rilancio del centro;
La predisposizione di ricorsi a Casse Integrazioni Guadagni Speciali;
La prospettazione di un futuro temporaneo parziale del centro rinviando ad un futuro poco chiaro una adeguata crescita nella produzione.
Il centro siderurgico di Taranto non è paragonabile al Ponte sullo Stretto di Messina in cui possono trovare spazio e motivazione schieramenti contrapposti
Il centro siderurgico di Taranto non è paragonabile ad un asse ferroviario ad alta velocità in cui possono trovare spazio e motivazione schieramenti contrapposti
Il centro siderurgico di Taranto non è paragonabile ad un nuovo tunnel ferroviario o ad una condotta energetica come la Trans Adriatic Pipeline (TAP) in cui, insisto, possono trovare spazio e motivazione schieramenti contrapposti.
Il centro siderurgico di Taranto oltre alla dimensione occupazionale (oltre 25.000 occupati tra diretti ed indiretti) rappresenta una condizione chiave per il mantenimento del nostro Paese all’interno dei Paesi produttori di acciaio e questo spero che il Parlamento capisca cosa significhi.
Di fronte ad una simile richiesta il Governo, e non un Ministro, dovrà necessariamente assumere direttamente la gestione dell’impianto e assicurare le risorse; senza dubbio non sarà facile, proprio in questi ultimi giorni per garantire risorse limitate per il contenimento dei costi dei carburanti (risorse dell’ordine di 100 milioni di euro) è emerso la limitata disponibilità di risorse pubbliche, il Ministero dell’Economia e delle Finanze solleverà seri problemi sulla relativa copertura finanziaria ed allora penso sarà necessario ricorrere allo strumento del Partenariato Pubblico Privato. Un partenariato in cui coinvolgere industrie italiane legate alla produzione di acciaio e al tempo stesso un PPP supportato dallo strumento del “Canone di disponibilità”, in tal modo la disponibilità di cassa sarebbe frantumata nel tempo.
C’è in questo momento una particolare condizione positiva: fra un anno si torna al voto e una sottovalutazione dell’emergenza Taranto automaticamente si trasformerebbe in un crollo del consenso all’interno di tutti gli schieramenti politici.
(*) Tratto dalle Stanze di Ercole
di Ercole Incalza (*)