lunedì 7 settembre 2026
Industriale, pubblicista, parlamentare e instancabile organizzatore di iniziative liberali, Edoardo Giretti fu un originale protagonista del dibattito politico ed economico dell’Italia post-unitaria.
Nato a Torre Pellice nel 1864 e morto a Bricherasio nel 1940, Giretti proveniva da una famiglia di imprenditori serici. Durante gli studi giuridici si avvicinò all'economia e conobbe figure come Maffeo Pantaleoni, Vilfredo Pareto e Luigi Einaudi, maturando una convinta adesione al libero scambio e all’idea che lo sviluppo economico dovesse procedere insieme a quello civile e morale. La sua battaglia contro il protezionismo non rimase tuttavia confinata alla teoria: negli anni Ottanta dell’Ottocento si impegnò contro i dazi sul grano e nel 1888 fondò una cooperativa di panificazione, proprio per mostrare concretamente gli effetti che le barriere doganali avevano sui consumatori più poveri.
Il liberalismo di Giretti fu dunque tutt’altro che un liberalismo puramente economico. Al centro del suo pensiero vi erano la libertà individuale, la democrazia, l’istruzione e la pace. Fu vicino a Gaetano Salvemini e non esitò a collaborare con i socialisti nelle battaglie contro il protezionismo. Da deputato radicale, eletto nel 1913, sostenne inoltre il disarmo e la cooperazione internazionale. Anche le sue posizioni sulla guerra e sul colonialismo furono caratterizzate da una forte sensibilità pacifista.
È proprio questa pluralità di interessi a rendere particolarmente significativa l’antologia che ho curato per Ibl. Il volume raccoglie nove scritti: otto pubblicati sul Giornale degli Economisti e uno sulla Riforma Sociale. I testi permettono di seguire alcune delle principali battaglie di Giretti: dalla denuncia dei privilegi creati dal protezionismo alla questione del pane a buon mercato; dalle inchieste sulla Società di Terni e sul rapporto fra industria e politica alla riflessione sulla costruzione di un moderno partito liberale; dalla difesa del libero scambio internazionale alla critica del colonialismo e del militarismo.
Ne emerge un Giretti molto concreto, attento alle conseguenze che le scelte economiche e politiche producono sulla vita delle persone. I dazi sul grano diventano così, nella sua prospettiva, vere e proprie “tasse sulla fame”; le sovvenzioni e le protezioni accordate a determinate industrie vengono analizzate come forme di privilegio a danno dei consumatori e della concorrenza. Allo stesso tempo, il libero commercio non è per lui soltanto uno strumento di efficienza economica, ma può favorire la cooperazione fra i popoli e quindi la pace.
È questo intreccio fra libertà, pane e pace che ho cercato di mettere in evidenza nella mia introduzione al volume e che ho avuto modo di discutere anche nella recente conversazione su YouTube con Luca Tedesco. Rileggere oggi Giretti significa infatti confrontarsi con un autore che, pur profondamente radicato nei problemi del suo tempo, ci pone interrogativi ancora attuali: come evitare che l'intervento pubblico si trasformi in privilegio? E, soprattutto, come fare della cooperazione economica e politica uno strumento di pace?
(*) Professore ordinario di Politica economica all'Università di Verona
(**) Tratto da Ibl
di Roberto Ricciuti (*)