venerdì 24 luglio 2026
Intervista a Mino Dinoi, Presidente di AEPI Confederazione
Le microimprese rappresentano il cuore pulsante dell’economia italiana: oltre quattro milioni di realtà produttive che ogni giorno generano occupazione, innovazione e valore nei territori. In uno scenario segnato da trasformazioni economiche, rivoluzione digitale e nuove sfide internazionali, il loro ruolo è sempre più strategico per la competitività del Paese. Ne abbiamo parlato con Mino Dinoi, Presidente di AEPI Confederazione, a margine della settima edizione del Meeting del Made in Italy, per approfondire lo stato di salute delle microimprese, le prospettive di crescita e il contributo che il sistema della rappresentanza può offrire allo sviluppo economico e sociale dell’Italia.
Presidente, si è appena conclusa la settima edizione del Meeting del Made in Italy promosso da AEPI. Quali sono stati i temi centrali di questa edizione?
Il Meeting è stato soprattutto un’importante occasione di confronto tra imprenditori, professionisti, istituzioni ed enti locali. Durante la giornata si sono svolti cinque appuntamenti dedicati ai temi strategici per il futuro del sistema produttivo italiano. Abbiamo aperto con un focus sull’Agenda 2027 e sulla prossima legge di bilancio, ascoltando le proposte di sei forze politiche – tre di maggioranza e tre di opposizione – riguardo alla tutela delle microimprese. Successivamente abbiamo affrontato temi come export e internazionalizzazione, Piano Mattei, welfare, lavoro e produttività, coinvolgendo anche il Terzo Settore, che rappresenta ormai una componente sempre più importante della nostra Confederazione.
Qual è oggi lo stato di salute delle microimprese italiane?
Le microimprese rappresentano il vero tessuto economico del Paese: sono circa 4,5 milioni e costituiscono il 95 per cento dell’intero sistema imprenditoriale italiano. Parliamo di aziende che, nella maggior parte dei casi, hanno una gestione familiare e occupano fino a nove dipendenti. Oggi attraversano una fase di grande difficoltà. Il caro energia, l’aumento dei costi e le incertezze economiche incidono contemporaneamente sulla vita familiare e sull’attività d’impresa. Per questo serve una visione strategica di lungo periodo che accompagni le imprese nella crescita, rafforzandone la competitività sia sul mercato interno sia su quello internazionale.
Quali sono oggi le principali criticità che le microimprese devono affrontare?
Le difficoltà economiche spesso impediscono alle microimprese di dotarsi delle competenze necessarie per affrontare le grandi trasformazioni in corso. Innovazione tecnologica, digitalizzazione e ricambio generazionale richiedono investimenti che non sempre sono sostenibili. Eppure, proprio queste imprese rappresentano l’eccellenza del Made in Italy. La stabilità politica è certamente un valore, ma da sola non basta: servono politiche capaci di accompagnare gli imprenditori nel tempo. Gli eventi internazionali, dal Covid alle crisi geopolitiche fino ai costi energetici e ai dazi, hanno reso ancora più complesso il contesto. Tuttavia, queste difficoltà possono diventare anche uno stimolo ad aprirsi verso nuovi mercati. Il ruolo delle istituzioni è fondamentale: non chiediamo contributi a pioggia, ma certezze e una strategia che permetta alle imprese di investire con fiducia.
Digitalizzazione, intelligenza artificiale e formazione sono ormai leve fondamentali per la competitività. Come può AEPI accompagnare imprese e professionisti in questa transizione senza perdere di vista il valore del capitale umano?
La formazione rappresenta la nuova missione dei corpi intermedi. Oggi non basta più svolgere il tradizionale ruolo di rappresentanza: bisogna mettere le imprese nelle condizioni di acquisire competenze. Per questo AEPI ha creato uno Sportello Sostegno Made in Italy, attraverso il quale progettisti e consulenti affiancano concretamente le imprese, aiutandole a costruire una strategia di sviluppo e ad accedere agli strumenti di finanza agevolata. Il nostro compito è accompagnare gli imprenditori nella trasformazione digitale, valorizzando al tempo stesso il capitale umano e le nuove professionalità.
L’occupazione femminile e giovanile resta una delle grandi sfide del nostro Paese. Qual è la posizione di AEPI?
Per donne e giovani fare impresa continua a essere particolarmente difficile. Per troppo tempo si è trasmessa alle nuove generazioni l’idea che per costruire il proprio futuro fosse necessario andare altrove. Occorre invece favorire il ricambio generazionale e creare condizioni favorevoli per chi vuole investire nel proprio territorio.
Per quanto riguarda l’imprenditoria femminile, servono politiche strutturali e soprattutto una rivoluzione culturale. L’obiettivo non deve essere semplicemente creare strumenti per ottenere finanziamenti, ma valorizzare realmente le competenze, il talento e la capacità imprenditoriale delle donne. Dobbiamo superare definitivamente ogni distinzione culturale tra uomo e donna e costruire un sistema competitivo basato esclusivamente sul merito.
AEPI promuove progetti di formazione rivolti ai giovani e alle scuole?
Assolutamente sì. Attraverso la nostra Academy sviluppiamo percorsi formativi che vanno oltre la formazione obbligatoria finanziata dai fondi interprofessionali. Offriamo programmi dedicati alle nuove professioni, all’intelligenza artificiale, alla digitalizzazione e all’innovazione tecnologica. La vera sfida internazionale si gioca sulla qualità delle competenze e il Made in Italy ha sempre costruito il proprio successo proprio sulla qualità. Oggi dobbiamo continuare a investire in questa direzione.
Guardando ai prossimi cinque anni, quale sarà il contributo di AEPI allo sviluppo economico e sociale del Paese?
Il nostro obiettivo è continuare a essere una Confederazione dinamica, vicina alle imprese e capace di interpretarne i bisogni. Vogliamo costruire strumenti concreti per la crescita, leggere i cambiamenti normativi e accompagnare gli associati nelle sfide del mercato, mantenendo un confronto serio e responsabile con le istituzioni. I corpi intermedi devono tornare a essere il punto d’incontro tra le esigenze reali delle imprese e l’attività legislativa. Solo ascoltando chi ogni giorno produce lavoro, ricchezza e sviluppo sarà possibile costruire politiche efficaci. Le imprese non generano soltanto economia: rappresentano anche un presidio sociale e culturale per i territori.
Tra le priorità più discusse c’è quella della semplificazione amministrativa. Cosa occorre fare?
La semplificazione amministrativa è probabilmente la riforma più urgente. Spesso il vero ostacolo non è tanto la volontà politica quanto la complessità della macchina amministrativa. Per un imprenditore perdere tempo tra uffici che non dialogano tra loro significa perdere competitività. È necessario semplificare il rapporto tra imprese, enti locali e istituzioni, rendendo più efficiente anche il collegamento con l’Europa. Servono meno slogan e più responsabilità, soprattutto in vista delle campagne elettorali. Le imprese hanno bisogno di certezze, non di promesse irrealizzabili. Solo un sistema amministrativo più snello consentirà all’Italia di affrontare con successo le grandi sfide europee e internazionali.
di Claudia Conte