venerdì 12 giugno 2026
Mollare il verde per non restare al verde. Il futuro? I combustibili fossili, naturalmente. Nel 2025 le più importanti banche del mondo hanno aumentato complessivamente dell’8 per cento i finanziamenti destinati a petrolio, gas e carbone. Secondo il 17° rapporto annuale Banking on climate chaos, i 65 principali istituti di credito si sono impegnati a investire 906 miliardi di dollari. Nonostante 26 di queste banche abbiano ridotto i finanziamenti ai combustibili fossili, si è comunque registrato un aumento complessivo dell’8 per cento rispetto agli 869 miliardi di dollari investiti del 2024. L’analisi, condotta da una coalizione di gruppi di ricerca e attivisti, tra cui Rainforest action network e Reclaim finance, si riferisce a prestiti e sottoscrizioni bancarie a circa 2.900 aziende attive nel settore dei combustibili fossili. I dati analizzati provengono da fonti quali Bloomberg, IJGlobal, Dealogic, la Global oil and gas exit list, la Global coal exit list, la Metallurgical coal exit list e il London stock exchange group. Dall’accordo di Parigi del 2015, afferma lo studio, le banche hanno investito 8.700 miliardi di dollari in attività legate a petrolio, gas e carbone, nonostante l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) abbia affermato che non dovrebbero essere sviluppati nuovi progetti per i combustibili fossili al di fuori dei giacimenti esistenti, se si vuole limitare l’impatto più grave del riscaldamento globale.
Ciò nonostante, nel 2025 le 65 banche passate al setaccio hanno complessivamente stanziato 508 miliardi di dollari a favore di aziende per l’espansione dello sviluppo dei combustibili fossili: un aumento record del 27 per cento rispetto all’anno precedente. L’incremento dell’anno scorso è coerente con il cambio di rotta nel finanziamento globale dei combustibili fossili avviato nel 2024, quando gli investimenti sono aumentati per la prima volta in tre anni, dopo un calo costante iniziato nel 2021. Molti istituti di credito, si fa notare, hanno ridimensionato i propri obiettivi climatici e si sono ritirati dalla principale associazione di settore per il clima, la Net zero banking alliance, in seguito alla rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti due anni fa. JPMorgan Chase rimane il principale finanziatore al mondo del settore dei combustibili fossili, con un impegno di 58 miliardi di dollari a favore delle aziende del settore nel 2025, in aumento del 12,6 per cento rispetto al 2024, seguita da Bank of America e dalla giapponese Mitsubishi UFJ Financial Group. Secondo il rapporto, i 12 principali istituti di credito che finanziano i combustibili fossili (“un piccolo gruppo di decisori che compiono scelte attive”, dicono gli autori del rapporto) forniscono ora quasi il 40 per cento di tutti i finanziamenti bancari globali destinati a questo settore, erogati da circa 2.000 banche in tutto il mondo.
Il rapporto sostiene che l’aumento dei finanziamenti dimostra il limitato impatto degli impegni volontari del settore in materia di clima e la necessità di normative più rigorose da parte dei governi per dirottare i flussi di capitali lontano dalle industrie inquinanti. Dieci anni dopo la dichiarazione di Parigi, delle 15 banche nordamericane citate nel rapporto, 12 controllano oltre un terzo del finanziamento mondiale dei combustibili fossili. “È la prova – osserva Niko Lusiani, direttore della ricerca presso il Rainforest action network e coautore del documento – che non si tratta più di un problema di mercato, ma di un piccolo gruppo di decisori che compiono scelte attive”. Stanno, cioè, “scegliendo di consolidare un sistema energetico che garantisce profitti record a poche aziende del settore dei combustibili fossili, scaricando i costi su tre persone su quattro sulla Terra che dipendono dai combustibili importati”, riporta l’agenzia di stampa tedesca DPA. “La buona notizia – aggiunge – è che ciò che una manciata di banche ha costruito, i governi e i cittadini di tutto il mondo hanno il potere di cambiare”. Per l’altro coautore, Diogo Silva, responsabile della campagna di BankTrack, le banche “continuano a dirci di essere impegnate nella lotta al cambiamento climatico, poi abbandonano le proprie politiche non appena aumenta la pressione politica: gli impegni volontari hanno fatto il loro tempo. Abbiamo bisogno di regole vincolanti, non di promesse”.
di Pierpaolo Arzilla