martedì 9 giugno 2026
L’Unione europea ha un piano. I 27 si sono mossi per contrastare il caro energia e per alleggerire le bollette. I Paesi Ue dovranno tassare l’elettricità “in modo più favorevole del gas naturale” e riformare gli oneri di rete. È uno dei cardini del regolamento sulle bollette energetiche che la Commissione presenterà a metà luglio, dando seguito al piano Accelerate Eu presentato alla luce della crisi geopolitica. Tra gli accorgimenti rientra anche la recente apertura di Bruxelles alla possibilità di escludere dal calcolo del deficit gli investimenti per elettrificazione e transizione energetica fino allo 0,6 per cento del Pil nel triennio 2026-2028. Una misura che ha ottenuto il favore del presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della videoconferenza dedicata alla competitività europea con altri leader dell’Unione e con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Per Roma, tuttavia, il provvedimento rappresenta soltanto un primo passo. C’è “la necessità di uno sforzo straordinario, sia a livello nazionale sia europeo, per contrastare gli effetti di breve e medio termine della crisi energetica”, ha ribadito la premier.
La novità principale del nuovo impianto normativo sarà la facoltà di ogni Paese di determinare le aliquote fiscali, con l’elettricità che dovrà avere un trattamento più favorevole rispetto al gas. Con l’obbiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, soprattutto quelle acquistate extra Ue. In Italia, ad esempio, la dipendenza energetica è la causa principale dell’aumento dei prezzi, tenendo conto anche del peso quasi ininfluente delle rinnovabili nel mix energetico, a differenza di altre realtà europee. Bruxelles intende inoltre promuovere un utilizzo più efficiente dell’energia, incentivando i consumi nelle fasce orarie caratterizzate da prezzi più bassi. In quest’ottica, il target fissato prevede l’installazione di contatori intelligenti per almeno il 50 per cento degli utenti entro il 2030 e per il 65 per cento entro il 2033. La Commissione apre inoltre alla possibilità di utilizzare i fondi di coesione europei per sostenere gli investimenti destinati al potenziamento delle reti elettriche. Il regolamento, salvo colpi di scena, verrà presentato il 22 luglio nell’ambito di un pacchetto più ampio che comprenderà anche il piano d’azione per l’elettrificazione. “Il lavoro inizia a casa nostra. Riducendo i costi energetici. E semplificando la vita alle imprese in tutta Europa. Ma non finisce qui. Gli squilibri e le sovraccapacità nel commercio globale pongono delle sfide. Le affronteremo direttamente al Consiglio europeo”, ha detto von der Leyen.
Nel frattempo, per lo Stivale arriva il primo semaforo verde. La Commissione ha dato il via libera al programma nazionale da 23 miliardi di euro destinato a sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il piano, approvato nell’ambito del quadro sugli aiuti di Stato collegato al Clean industrial deal, consentirà la realizzazione di nuovi impianti eolici onshore, fotovoltaici, idroelettrici e alimentati a biogas. Secondo le stime, il programma permetterà di aggiungere 37,15 gigawatt di nuova capacità produttiva da fonti rinnovabili, un valore pari a circa il 48 per cento dell’attuale capacità installata nel Paese. Il sostegno pubblico sarà erogato attraverso contratti bidirezionali per differenza della durata di 20 anni, che garantiranno un incentivo economico per ogni kilowattora di energia prodotto e immesso nella rete nazionale.
di Zaccaria Trevi