lunedì 9 marzo 2026
Che i prezzi del petrolio e del gas (e quindi dell’energia elettrica) salgano durante un conflitto come quello in Iran, che sta paralizzando il traffico nello stretto di Hormuz, non solo non dovrebbe stupire: è esattamente il modo in cui funzionano i mercati e la ragione per cui ne abbiamo bisogno.
L’istinto della politica sarebbe (ed è) quello di affogare i rincari, garantendo la stabilità dei prezzi e tutelando la tranquillità dei consumatori. Sarebbe però una pessima scommessa: l’aumento dei prezzi ci segnala la minore abbondanza di beni quali i prodotti petroliferi e il gas. Ci dice che, oggi, è più costoso o rischioso (o semplicemente impossibile) far transitare una nave di fronte alle coste iraniane. Quindi dobbiamo fare economia, risparmiando dove si può oppure cercando dei succedanei.
Al momento, come ha scritto Carlo Cottarelli, i picchi di prezzo − per quanto significativi − non sono tali da porre una minaccia insostenibile alla tenuta dell’economia europea, a meno che non rimangano persistenti per molti mesi. Sotto alcuni profili, questa è una straordinaria testimonianza di flessibilità e adattabilità del nostro sistema economico.
Paradossalmente, allora, rischiano di fare più danni le reazioni scomposte delle nostre istituzioni: il governo minaccia le immancabili tasse sugli extraprofitti; Mister Prezzi chiede chiarimenti alle compagnie petrolifere; l’Autorità per l’energia istituisce l’ennesima taskforce.
Si tratta di puro teatrino: le leggi già attribuiscono ai regolatori e all’esecutivo tutti i poteri di cui hanno bisogno per vigilare contro eventuali abusi. Tali poteri sono perfino eccessivi, come lo sono le fantasiose tipologie di condotte potenzialmente sanzionabili. Se si ravvisano dei comportamenti illeciti, li si perseguano: se non ve ne sono evidenze, non si alzi la voce gridando al lupo.
In un contesto come quello attuale, il governo dovrebbe concentrarsi non sui prezzi ma sulla sicurezza energetica del paese. Questa riguarda principalmente la disponibilità fisica dell’energia, che secondo il ministro Gilberto Pichetto Fratin non è a rischio. Solo in casi realmente eccezionali i prezzi diventano un fattore rilevante ai fini della sicurezza: e il fatto che essa venga chiamata in causa a ogni stormir di fronde svela quanta confusione vi sia tra i due concetti.
In un’emergenza bisogna tenere i nervi saldi, non rinfocolare il nervosismo. Basta uno sguardo retrospettivo alle due terribili crisi del Covid e dell’Ucraina nel 2022 per vedere come il nostro sistema si sia dimostrato robusto, tanto che i danni più duraturi derivano dagli effetti di politiche di spesa scellerate, non dalle crisi stesse. Gettare benzina sul fuoco è una pessima idea: vale per quella fisica come per quella politica.
(*) Direttore Ricerche e studi, Istituto Bruno Leoni
(**) Tratto da Ibl
di Carlo Stagnaro (*)