Goldman Sachs torna al merito, l’Italia resta alla griglia

Cancellati i criteri di razza, genere e orientamento sessuale dalla scelta del consiglio di amministrazione. Quando anche la grande finanza rinuncia alla selezione guidata, riaffiora una verità essenziale: il valore non si assegna, si scopre.

Per anni è sembrato inevitabile. Nei consigli di amministrazione delle grandi imprese, accanto ai bilanci e alle strategie, sono entrati parametri estranei all’attività economica: identità, appartenenze, caratteristiche personali elevate a criteri di selezione. Non ciò che si sa fare, bensì ciò che si è diventato un requisito. Non il contributo possibile, ma la rappresentanza simbolica. Ora qualcosa inizia a cambiare. La stampa mondiale ha infatti riferito che Goldman Sachs, il colosso finanziario statunitense, ha deciso di eliminare razza, genere e orientamento sessuale dai fattori utilizzati per valutare i candidati al proprio consiglio. Non è una modifica marginale. È piuttosto la presa d’atto che nessuna organizzazione può permettersi di sostituire la scoperta con uno schema.

Per comprenderne la portata bisogna partire da un punto essenziale: la conoscenza utile non esiste prima dell’azione, emerge invece attraverso di essa. La concorrenza non è l’applicazione di criteri già dati, è un processo di scoperta, un continuo accorgersi di ciò che non era ancora stato visto. Se la scoperta è l’essenza del processo economico, ogni criterio imposto prima della selezione ne restringe il campo. Non perché impedisca necessariamente di scegliere persone capaci, quanto perché presume di sapere in anticipo dove si troverà il valore.

È in realtà una presunzione antica. Nell’Europa delle corporazioni medievali, l’accesso alle professioni non dipendeva dalla capacità individuale, ma dall’appartenenza a un ordine. Non era il mercato a selezionare, era la regola. Il risultato è stata una società rigida, in cui l’innovazione si era rarefatta e la mobilità bloccata. Solo con il progressivo superamento di quei vincoli, tra il XVII e il XIX secolo, è diventata possibile quella straordinaria fioritura economica che ha trasformato l’Europa. Lo stesso errore è riemerso nel Novecento: nei sistemi pianificati, le posizioni venivano assegnate sulla base di criteri stabiliti dall’autorità. La conseguenza non è stata una maggiore giustizia, bensì una crescente incapacità di adattamento. Senza la possibilità di scoprire, l’economia ha smesso di apprendere.

Il punto non riguarda le intenzioni, investe il meccanismo. Il valore non è una qualità statica che possa essere individuata attraverso caratteristiche formali. È una possibilità che si manifesta solo quando qualcuno è libero di dimostrarla.

La decisione di Goldman Sachs, se osservata dall’Italia, assume un significato ancora più chiaro. Da noi, negli ultimi anni, si è scelta la strada opposta: non liberare la selezione, ma incanalarla. Ed è quanto è avvenuto ad esempio con la legge n. 120 del 2011, la Golfo‑Mosca, che ha introdotto quote obbligatorie di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate. Una misura nata come eccezione è stata trasformata in principio, facendo assurgere una toppa temporanea al rango di tessuto strutturale. In tal modo, il risultato è stato ed è che la composizione dei board non è più l’esito di una valutazione imprenditoriale, è invece la verifica di un adempimento. Non si chiede: “Chi serve a questa azienda?”. Si chiede: “Chi soddisfa la norma?”. È un rovesciamento silenzioso ma radicale: la selezione non è più un processo competitivo, diventa un modulo da compilare.

E non è stato un incidente, è stata una scelta. Mentre altrove si discuteva di come rendere le imprese più agili, più capaci di adattarsi, più pronte a cogliere opportunità impreviste, nel nostro Paese si è deciso che la priorità fosse stabilire in anticipo chi dovesse sedere al tavolo. In pratica, non migliorare il funzionamento del processo, quanto predeterminare il suo esito. Le istituzioni europee hanno offerto la cornice, ma l’Italia ha aggiunto lo zelo. Le direttive sulla parità sono state recepite non come un limite, sono state utilizzate come un trampolino per ampliare il perimetro dell’ingegneria normativa. Dove altri Paesi hanno mantenuto un equilibrio tra autonomia e indirizzo, il Belpaese ha scelto la via più semplice e più pericolosa: sostituire la responsabilità con la conformità.

Il risultato è un sistema che non seleziona più chi può creare valore, sceglie chi rientra in una categoria. Guardato in controluce, diventa un sistema che non premia la capacità, bensì la casella, e che, invece di ridurre gli attriti decisionali, li moltiplica: perché ogni vincolo imposto prima dell’azione è un costo aggiuntivo, un rallentamento, un irrigidimento. È la stessa logica che nella storia ha sempre prodotto lo stesso effetto: quando si decide dall’alto chi deve occupare un ruolo, il sistema smette di apprendere. Quando si presume di sapere in anticipo dove si trova il valore, questo si sposta altrove. Quando si trasforma la selezione in un rituale, la scoperta diventa impossibile.

Ed è qui che la scelta effettuata da Goldman Sachs rivela il suo significato più profondo. Non è un gesto simbolico, né un ripensamento morale: è la presa d’atto che nessuna organizzazione può permettersi di rinunciare alla scoperta. Il valore non emerge dall’applicazione di una griglia, ma solo quando gli si consente di manifestarsi. Ogni tentativo di anticipare l’esito attraverso un criterio prefissato sacrifica proprio ciò che solo un processo aperto può portare alla luce.

La storia lo conferma con chiarezza: le società che hanno prosperato non sono state quelle che hanno stabilito in anticipo chi dovesse contare, ma quelle che hanno lasciato che la capacità si rivelasse nell’azione.

La decisione del gigante di Wall Street non segna un ritorno al passato, ma alla logica stessa del mercato. Non alla certezza, ma alla ricerca. Non alla classificazione, ma alla possibilità. Perché il valore non si trova dove si decide che debba essere, ma dove qualcuno è libero di riconoscerlo.

 

Aggiornato il 20 febbraio 2026 alle ore 11:30