Rottamazione quater: contribuenti senza tregua

venerdì 7 luglio 2023


L’articolo pubblicato sull’Opinione dal titolo “L’insostenibile pesantezza del fisco”, scritto a due mani da Mariano Totaro e Marco Salvati, entrambi stimati dottori commercialisti e revisori legali, immagino che abbia preso lo spunto da una reale e diretta esperienza professionale di entrambi.

È di tutta evidenza che nelle condizioni fiscali e contributive alla quale devono sottostare i contribuenti italiani, iniziare una attività d’impresa o esercitare una professione è un atto di puro masochismo, oppure chi intraprende una nuova iniziativa economica è da considerare un vero eroe. Chi non ha mai svolto attività d’impresa, o di lavoro autonomo, è solito affermare che le imposte le pagano prevalentemente i lavoratori dipendenti e i pensionati. È una sesquipedale corbelleria!

Nel 2022 le piccole e medie imprese hanno dovuto lavorare per lo Stato fino al 10 luglio (tax freedom day) e il calcolo fatto per il 2023 prevede la libertà dell’imprenditore dall’onere fiscale all’8 giugno. Le Pmi hanno un socio di maggioranza, l’erario dello Stato, con il quale si è instaurato, obtorto collo, un “patto leonino”. Il contribuente che produce reddito deve pagare allo Stato almeno la metà di quanto ha prodotto. Se invece produce perdite, non gode di alcun ammortizzatore sociale come quelli previsti per i lavoratori subordinati.

Una vera equità fiscale dovrebbe prevedere una imposizione fiscale diversa tra chi ha un reddito certo e le garanzie (i dipendenti) e chi è esposto ai rischi di mercato della sua attività senza alcuna garanzia (le imprese e i lavoratori autonomi). Non è una eresia. Sono fermamente convinto che chi rischia i propri capitali e il proprio lavoro dovrebbe subire una imposizione fiscale diversa, rispetto a chi ha un reddito certo e tutte le protezioni previste dai contratti collettivi di lavoro (malattia, maternità, ferie, trattamento di fine rapporto e cassa integrazione).

In verità, se il Paese continua a restare in piedi è grazie agli imprenditori, piccoli e grandi, che producono ricchezza con il proprio lavoro per pagare gli stipendi e i salari ai propri dipendenti e i contributi per pagare le pensioni. Altro che evasori fiscali, le aziende sono vittime di un fisco vorace. Il 30 giugno scorso è scaduto il termine ultimo (la scadenza iniziale era il 30 aprile prorogata di due mesi) per presentare l’istanza di rottamazione quater. Molti contribuenti che risultavano in debito con l’erario si sono avvalsi della possibilità di definire le proprie obbligazioni con il fisco sulla base di un documento che l’Agenzia gli ha inviato per mail, dove era esplicitato il debito complessivo alla data della richiesta, la riduzione per la definizione agevolata e quanto pagare al netto delle sanzioni, con le modalità e i tempi previsti dalla rottamazione quater.

Accettando la proposta dell’Agenzia delle entrate, il contribuente non avrebbe più potuto contestare il carico pendente. Scaduto il termine per la definizione agevolata dei carichi fiscali pendenti, dalla Agenzia delle entrate stanno arrivando una valanga di notifiche ai contribuenti di cartelle erariali e contributive, che in alcuni casi non rientrano nella definizione agevolata, perché ancora non risultavano nei loro cassetti fiscali alla data del 30 aprile 2023.

In sostanza, il contribuente che credeva di aver risolto le sue pendenze con il fisco, avvalendosi della rottamazione quater per quanto dovuto all’erario fino al 30 aprile, si ritrova di nuovo sottoposto ad accertamenti che credeva di aver risolto con il pagamento rateale. L’Italia non è un Paese per le imprese!


di Antonio Giuseppe Di Natale