Esiste soltanto il quarto Reich

martedì 9 settembre 2014


L’Europa politica non esiste. Va costruita. Quella che abbiamo davanti ai nostri occhi è l’Europa economica, quella dell’euro per intendersi, che ci ha messo di fronte e oggi rappresenta una delle più grandi catastrofi della storia economica. L’Europa a trazione tedesca infatti, non a caso ben definita quarto reich, sta andando peggio che ai tempi della grande depressione. Financo Francois Hollande, pur con la sua mancanza di spina dorsale e la sua disponibilità a bersi le fandonie rigoriste, con cui ha condannato al fallimento la sua presidenza e probabilmente anche il progetto europeo, comincia a suggerire timidamente che forse ancora più austerità non è la risposta giusta.

L’Europa di Angela Merkel è sempre stata contro ogni possibile sentimento keynesiano, già da prima della crisi greca, e non ha mai saputo alcunché di macroeconomia, né lei né alcun altro potere europeo. Allo stato siamo di fronte a una delle più grandi catastrofi della storia economica. Bisogna intraprendere al contrario una nuova politica che superi i danni del patto di stabilità e miri a creare un governo politico europeo, da cui poi si ridisegnerà l’euro e l’intera politica economica europea. Senza la testa politica, il corpo dell’Europa è già morto, precisamente dall’applicazione del regolamenti europei fraudolenti che hanno deviato la corretta idea d’Europa pochi giorni dopo l’entrata stessa in vigore dell’euro. Ad oggi la sola Europa economica, a trazione tedesca, vedrà operativo dal 3 ottobre prossimo il programma elaborato dal presidente della banca centrale europea Mario Draghi.

La Bce ha tagliato i tassi di interesse al minimo storico, lo 0,05 per cento, e avvierà acquisti di titoli cartolarizzati Abs e covered bond. Si ricordi che le precedenti misure di long term refinancing operation – Ltro - o piano di rifinanziamento a lungo termine sono servite fondamentalmente unicamente agli istituti di credito, soprattutto per comprare titoli di Stato, oltre che per operazioni di moratoria sul credito che hanno consentito a qualche di impresa di reggere. La nuova iniezione di liquidità dovrebbe adesso mirare e servire a fare ripartire l’economia. Si sta puntando cioè a un allargamento delle risorse da far transitare dal sistema del credito – che detiene circa l’ottanta per cento dei finanziamenti all’economia - alle imprese e alle famiglie, per cercare di attuare il rilancio degli investimenti e della produzione, dei salari e dei prezzi.

Tuttavia non solo nessuna liquidità può convincere alcuna banca a dare credito a un’impresa che non ritiene affidabile, ma non è neanche certo che un’impresa – piccola o media che sia -, arrivati i fondi, abbia la capacità di impegnarsi in progetti di investimento con i finanziamenti. E in questo senso dovrebbero muoversi in Italia e per l’Italia la Cassa depositi e prestiti e il Fondo centrale di garanzia in capo al ministero dello sviluppo economico proprio al fine di convincere le banche. L’Europa economica non è un’unione politica, e non ha, nè un governo politico, e neanche una difesa o un esercito europei. Di fronte alla guerra, non può che guardare e, possibilmente, tacere. Cosa che non ha avuto l’intelligenza di fare né sobillando l’Ucraina per un’entrata nell’Europa unita nè quando, topolino inesistente, tuttora alza un sibilo e minaccia - con la Mogherini da ridere - sanzioni di per sé dannose economicamente o financo guerre che non è in grado di fare .

E’ noto infatti che esiste in Europa un Comitato militare dell’Onu previsto dalla Carta ma che non esiste un vero esercito da invocare e cui appellarsi al fine di preservare la pace. Il segretario generale dell’Onu Boutros Ghali, negli anni novanta, nel documento da lui presentato intitolato “Agenda per la pace”, aveva illo tempore previsto la necessità di creare un esercito potenziale, quale risultato del rafforzamento del ruolo dello stesso Comitato militare, ma il progetto è rimasto lettera morta tra i ministri degli esteri di tutti Stati membri dal 1992 ad oggi. Il testo, tra l’altro, distingueva utilmente le operazioni militari di peace making per la costruzione della pace dove essa è minacciata, e le operazioni di peace keeping per la preservazione della pace ove vi fosse stata una tregua o un accordo, introducendo il concetto del cosiddetto “spiegamento preventivo” ove fosse esistito il rischio di un conflitto. Riguardo l’Italia, è in deflazione diffusa e Renzi non sa che fare, oltre cianciare come sempre, s’intende. Se lo sapesse, in ogni caso, non saprebbe come farlo, dunque è lo stesso. Si aggrappa a Draghi, nella speranza di potere rimanere, inutilmente, dov’è. A danno degli italiani.


di Francesca Romana Fantetti