Confindustria, la ricetta anti-crisi

giovedì 6 giugno 2013


Dal 2007 al 2012 il numero di occupati nel manufatturiero italiano è sceso del 10%. Un calo «rilevante» di oltre 540mila lavoratori che rischia di peggiorare ancora e superare quota 730mila, la stessa che si registrò tra il 1980 e il 1985. È il Centro studi di Confindustria a valutare l'impatto occupazionale del calo della base produttiva industriale.

«Il manufatturiero ha lo stesso valore del Colosseo, di San Pietro e di Pompei», dice il capo economista di Confindustria, Luca Paolazzi, presentando il rapporto. Ma ammonisce: «Nulla ci garantisce che continui a stare in piedi. Quello che è successo a Pompei può accadere al manufatturiero». L'industria manufatturiera, d'altra parte, «è un bene prezioso consegnatoci da chi è venuto prima di noi. Non ci arriva come una dote naturale , come il petrolio nel sottosuolo», aggiunge.

Le cinque proposte: sburocratizzazione del Paese, taglio dei costi per le imprese; fisco più leggero; patto generazionale sul lavoro; detassazione degli investimenti in ricerca e innovazione. Sono queste le proposte, che Confindustria rinnova ancora, con cui far «cambiare rotta» al Paese. Un progetto per il rilancio economico, industriale e sociale dell'Italia che deve però essere «sostenuto da un governo capace di attuale quelle riforme necessarie per riportare il paese fuori dalle secche della crisi».

Ai 5 punti gli industriali aggiungono la richiesta «di agire sulla spesa improduttiva», da cui attingere le risorse necessarie, e di una nuova fase della spending review. «Sul tema si stanno spegnendo i riflettori mentre vediamo continuare lo spending e la review e continua a farsi attendere», ammonisce ancora Conti. 55mila imprese in meno: dal 2009 al 2012 sono state circa 55 mila le imprese italiane che hanno chiuso i battenti. Nei settori farmaceutico, tessile, pelletteria e abbigliamento le cessazioni maggiori. In negativo di 32 mila imprese, pari al -8,3%, anche il saldo tra nate e morte in 4 anni.


di Massimo Ferretti