“Wild Horse Nine”, la spy story con Malkovich e Rockwell

mercoledì 4 novembre 2026


Martin McDonagh, celebrato autore del bellissimo Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri), torna al cinema con film di spionaggio. Wild Horse Nine, interpretato da John Malkovich e Sam Rockwell, racconta la storia, fra thriller e commedia, di due improbabili agenti della Cia in missione in Cile alla vigilia del golpe. Presentato in anteprima all’83ª Mostra del cinema di Venezia, dove Malkovich ha vinto la Coppa Volpi come Miglior attore, arriva in sala domani, distribuito da The Walt Disney Company Italia. Nonostante i toni grotteschi, è un film altamente politico che racconta la storia professionale di questi due agenti spesso utilizzati in azioni al servizio di una politica estera americana spregiudicata, fatta di “destabilizzazione”, colpi di Stato ed omicidi mirati (è più volte citato quello di John Fitzgerald Kennedy). Protagonisti assoluti appunto gli agenti Cia Chris (Malkovich) e Lee (Rockwell) che vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro capo di sezione, MJ (Steve Buscemi).

Tra le inquietanti statue dell’isola si consuma una vicenda piena di oscuri risvolti, promesse e cose non dette tra questi due partner con all’attivo tanti omicidi al servizio della politica a stelle e strisce. Chris è un veterano, ha ucciso una settantina di persone in ogni parte del mondo, ma ha un problema non da poco: ha un cancro allo stadio terminale e la morfina ormai non gli basta più per stare un po’ meglio. Ma non per questo manca di spirito. Lee, suo compagno di viaggio in una missione per niente chiara, sembra volergli bene, ma Chris ne ha viste troppe per fidarsi totalmente di lui. Nell’isola si consuma l’incontro/scontro tra i due agenti e una coppia di studentesse tanto ribelli (Mariana di Girolamo e Ailín Salas) quanto ingenue. Il 56enne Martin McDonagh, drammaturgo, sceneggiatore e regista anglo-irlandese, noto per il suo umorismo nero e la forte tensione emotiva, sottolinea storicamente l’oscuro operato dei servizi segreti. “In verità – dice – si è parlato sempre poco di tutto ciò che gli agenti della Cia hanno fatto negli ultimi 15-20 anni, le cose terribili perpetrate in tutto il mondo e quindi il film parla di questo. Parla del Guatemala, del Congo, della Baia dei porci. In realtà sappiamo molto del Kgb, ma non mettiamo mai in discussione la Cia quanto forse si dovrebbe fare. Penso che questo sia stato il punto d’inizio, ossia pormi delle domande. Lo faccio spesso anche nei miei film meno politici, comunque ho sempre amato mettere in discussione l’autorità”.


di Eugenio De Bartolis