lunedì 12 ottobre 2026
A un anno e mezzo di distanza da Lonely People with Power, i Deafheaven hanno pubblicato a sorpresa un nuovo Ep di tre tracce. At Work In The Fields Of The Bomb è un ritorno alle origini per il quintetto post-metal di San Francisco: decisamente più cupo ed estremo di Lonely People, forse il materiale “più pesante mai prodotto dalla band”, stando alle dichiarazioni del chitarrista Kerry McCoy. Il disco è stato presentato con il video musicale di Hunter, la prima traccia dell’Ep, diretto da Nico Poalillo. Il titolo e il concept dell’album sono ispirati all’omonima ricerca di Robert Del Tredici, che dopo Hiroshima ha documentato i luoghi e le persone comuni coinvolti nella produzione di armi nucleari.
Nonostante sia composto di sole tre canzoni, At Work In The Fields Of The Bomb dura 22 minuti, un tempo di ascolto che non lascia il palato asciutto. L’intro di batteria che sfocia in un tappeto di doppio pedale e tremolo picking svela, già dal principio, le intenzioni della band. Nonostante l’ottima accoglienza da parte della critica di Lonely People with Power – per molti l’album metal dell’anno – i Deafheaven hanno strizzato l’occhio alle origini “black” della band. L’Ep ospita un George Clarke in forma smagliante, che ha abbandonato il cantato pulito per rispolverare lo scream acuto tipico dei primi lavori della band. Hunter ricorda addirittura le sonorità della Demo che è valsa ai Deafheaven un contratto con la Deathwish Inc. – l’etichetta discografica di Jacob Bannon. At Work In The Fields Of The Bomb, se possibile, va anche oltre le origini della band, configurandosi come un tributo ai colossi del black metal a cui i Deafheaven si sono ispirati.
Il quintetto di San Francisco ha costantemente ridefinito i limiti del genere, conquistandosi con merito il prefisso “post” a cui critica e fan sono tanto affezionati. Pubblicando, nel frattempo, capolavori acclamati come Sunbather (uno dei migliori dischi metal del nuovo millennio) e Lonely People with Power, secondo solamente alla seconda fatica della band, citata precedentemente. E adesso, dopo 16 anni di sperimentazione, hanno deciso di rendere omaggio alle loro radici più estreme. L’ultimo riff di Sorry Laid The Earth è il pinnacolo del disco, arrivato a noi direttamente con la macchina del tempo dai migliori dischi di True Norwegian Black Metal.
Dopo aver ascoltato i 22 minuti di At Work In The Fields Of The Bomb si ha l’impressione che i Deafheaven si siano divertiti a incidere questo Ep, senza la necessità di rimanere fedeli al loro bisogno di sperimentare. Il nuovo Ep di George Clarke e compagni è, in fin dei conti, una bellissima sorpresa. Dopo una decade e mezzo passata a sfumare i confini del loro sound, i Deafheaven hanno registrato un disco che non oltrepassa alcuna linea, che non unisce diversi generi musicali e che non raccoglie influenze da altre parti del mondo: è semplicemente metal nella sua forma più pura.
di Edoardo Falzon