Così parlò Nietzsche

venerdì 2 ottobre 2026


Friedrich Nietzsche è personalità stimabile da ogni punto di valutazione. Solitario, coraggioso, fedele a se stesso all’estremo, non retrocedendo di fronte alle concezioni più tragiche della nostra vita, oltrepassando il presunto sostegno di una entità metafisica, ponendo a nudo l’uomo di fronte al bene, al male, all’eternità, al nulla. Ma non è assolutamente realistica questa interpretazione della sua personalità e della sua opera. 

Anche il coraggiosissimo, tragico Nietzsche ‘cade’ come molti altri di fronte al problema della morte. Me ne sono occupato, ma l’argomento è talmente decisivo che esige un ritorno di analisi. In una pagina di “Così parlò Zarathustra”, Zarathustra considera la morte. Nel modo enfatico, profetizzante, solennizzante, adeguato al suo stato di ispirazione, parla appunto della morte. Dopo una ricerca abbastanza affannata di metafore, che è nello stile di Nietzsche, non sempre spontaneamente ispirato, giunge alla sua rilevazione: Nietzsche-Zarathustra è un rivelatore. E che cosa rivela? Che l’uomo, il quale ha compiuto la sua opera e lascia eredi e continuità ‘‘merita’’ la morte, la giusta morte, la morte conclusiva della pienezza della vita.

All’apparenza sembra una visione perfetta. Chi effettivamente ha concluso l’opera, perché deve continuare a vivere? Perché deve continuare a vivere? Semplice, perché altro è la vita, altro è l’opera. Anche se l’opera continua nella vita degli altri, non continua nella propria vita. Non differenziare, è mentire. È nascondere la morte, ossia la coscienza che hai di te stesso come vivente. Questa è la vita: la coscienza di sé come vivente. Questa condizione, ossia la vita, è il maledetto Nulla. Di cui a quanto pare tutti fuggono, anche i più coraggiosi. Il vero coraggio consiste nel dire a se stessi e alla vita: muoio per sempre e tuttavia amo la vita. Ovviamente se si ama la vita. Queste vie di scampo non sono apprezzabili. E non doveva apprezzarle neppure Nietzsche, che riprende il mito dell’“eterno ritorno all’identico”, assolutamente diverso dall’idea dell’immortalità dell’opera, l’eterno ritorno all’identico sarebbe l’eternità della vita. Una fantasia! E così parlò Nietzsche.


di Antonio Saccà