lunedì 14 settembre 2026
Il grande successo del convegno sull’Ecce Homo di Melfi
Il 9 settembre ha visto svolgersi, presso la Sala Matteotti di Palazzo Theodoli Bianchelli in seno alla Camera dei deputati, un convegno organizzato e curato dal dottor Mauro Di Ruvo in cui è stato possibile affrontare il tema dell’attribuzione, operata dallo stesso Di Ruvo, dell’Ecce Homo di Melfi al pittore Domenico Zampieri, detto il Domenichino.
Tale tematica è stata approfondita con contributi di diversa natura che hanno permesso di dare profondità scientifica ed analitica alla discussione, offrendo sia la possibilità di comprendere le nozioni ed i canoni basilari della metodologia dell’attribuzionismo sia gli elementi specifici necessari ad informare l’uditorio sulla tesi di liceità dell’attribuzione di Di Ruvo nonché sulle possibili argomentazioni a corredo della stessa.
L’intervento di Di Ruvo ha permesso di ricostruire le dinamiche relative al ritrovamento del dipinto e il percorso che ha poi condotto all’attribuzione al Domenichino. Tale percorso è stato integrato da numerosi segmenti espositivi volti a consolidare la gamma di elementi a sostegno dell’attribuzione, risaltando peraltro, nell’opinione dello scrivente, il potere che singoli dettagli possono avere in relazione ad una tesi scientifica d’insieme; che, nel caso dell’Ecce Homo, coincidono tra i vari aspetti con un’estesa analisi della raffigurazione del naso, del volto e del mantello visibili nell’opera e confrontati con altri esempi noti alla storia dell'arte.
Fondamentale è stata inoltre la presenza istituzionale, ove occorre segnalare in particolare il segnale di apertura istituzionale lanciato dal Consigliere di Roma Capitale Fabrizio Santori in parallelo ai prestigiosi patrocini ricevuti dall’evento. Di Ruvo, nelle fasi conclusive del suo intervento, ha sottolineato l’importanza connessa al restituire e reintegrare nel patrimonio artistico italiano quelle opere che una rinnovata e rigorosa propulsione attribuzionista sarà sicuramente capace di studiare e classificare con la giusta precisione, trovando nel caso di questo convegno un primo esempio che porta arte, trasversalità scientifica e istituzioni a cooperare in un’ottica di armonia complessiva che non sempre in Italia si riesce a respirare in assoluta completezza.
Su tale falsariga è dunque fondamentale sottolineare come la figura di Di Ruvo si possa annoverare come un esempio emergente in quella categoria di intellettuali dinamici e d’intervento, desiderosi non solo di approfondire e migliorare la conoscenza ma di metterla a disposizione del Bene pubblico.
Se già D’Annunzio, nel celebre Discorso della Siepe, evocava il tramonto del guerriero e del mercante sostituiti da colui che pensa, in tempi più recenti figure come Vittorio Sgarbi hanno mostrato come l’intellettuale possa non soltanto risultare un riferimento di massa, ma possa anche indicare percorsi e modelli verso cui tendere sia sul piano della cultura sia su quello della società e della politica. In questo senso il lavoro di Di Ruvo può essere connotato ed ascritto tra quei contributi che tendono verso simili obiettivi, producendo pertanto risultati rilevanti per la dignità culturale di una nazione, quella italiana, assai ricca di potenzialità e capacità sistemiche.
(*) Politologo
di Leonardo Lucchesi (*)