La mente profetica di Nietzsche

giovedì 6 agosto 2026


Friedrich Hebel affermava che “al topo intrappolato non restava che mangiare il formaggio”. A me, intrappolato in clinica, non resta che leggere e scrivere. Scopro che sui social esistono delle rubriche dedicate a noti personaggi: gli amici di Bach, gli amici di Beethoven e tantissimi, tra i quali gli amici di Nietzsche. Di Friedrich Nietzsche ho scritto la più estesa biografia pubblicata in Italia: Ho ucciso Dio. Nietzsche (1985, Dino Editore), una magnifica pubblicazione estetica ancona in vendita. In questo social dedicato a Nietzsche, qualche associato pubblica anche giudizi di personalità riguardanti Nietzsche, tra le quali Martin Heidegger.

Se ben capisco, Heidegger apprezza in Nietzsche l’aver mantenuto ferma la custodia dell’Essere, mentre l’umanità andava nella dispersione generica. Evidentemente, che cosa sia “essere” lo potrebbe spiegare soltanto Heidegger. Non esiste l’essere, esistono gli esseri. E Nietzsche non fu mai custode dell’essere, fu custode degli esseri. Non dell’essere, che del resto, torno a dire, non ha la minima decifrazione. L’essere è una costruzione concettuale, non reale, oltre a costituire una metafisica illusoria. Ma vorrei chiarire che Nietzsche ha delle assurdità affascinanti, ma che restano assurdità. Consideriamo l’eterno ritorno all’identico. Che significa, oltre a costituire una frase solenne? Niente. Anche se immaginiamo nelle infinite possibilità del tempo che si ripetano le combinazioni odierne, gli individui che nascerebbero non sarebbero chi siamo stati noi, pur vivendo totalmente quel che viviamo noi. In tal caso, anche in Nietzsche, abbiamo la nostalgia metafisica: Heidegger dice “essere” per dire Dio, Nietzsche dice “eterno ritorno all’identico” per dire immortalità dell’anima. Ma altri aspetti contraddittori di Nietzsche o puramente fraseologici, ma rilevanti, vanno sottolineati. L’ossessione grandiosa di Nietzsche fu la genialità. Egli temeva profeticamente che la quantità avrebbe ucciso la qualità. Temeva la democrazia e il socialismo, e la stessa borghesia. Riteneva che la borghesia, pur di vendere, avrebbe abbassato la qualità a livello popolare: il consumo. Nietzsche fu profetico e realistico.

Ma vi sono altri aspetti tutt’altro che convincenti, tra cui il famigerato o famoso: “Diventa ciò che sei”. È una affermazione greca, come tantissime affermazioni di Nietzsche. Anche l’eterno ritorno è un concezione indiana e greca. Diventare se stessi è contraddittorio, se si è se stessi si è già se stessi. Il “diventare” suppone un mutamento, ma, se si è già se stessi, che senso ha raggiungersi! Diventa ciò che non sei è la verità del nostro essere. E non lo raggiungiamo mai. Il divenire non consente raggiungimento. È incredibile che Nietzsche non se ne sia accorto, quale sostenitore del divenire egli si reputava. Il divenire non consente un raggiungimento.

Veniamo alla difficoltà maggiore. Nietzsche sostiene l’amor fati, di accettare tutto ciò che avviene e mettere il proprio sigillo sugli accadimenti, quasi volessimo quanto il fato ci impone. Insomma, se nella vita esistono il dolore e la morte, anche se la morte egli la nascondeva con l’eterno ritorno, accettare, volere e trasformare ogni accadimento come se fosse posto da noi. Ma come si concilia la volontà di potenza con l’amor fati? La volontà di potenza è proprio contro il fato. Se io accetto una volontà superiore, e il fato è una volontà superiore, certo manifesto potenza, ma potenza di subire. Sarebbe questo la potenza, subire il fato?

E vengo a un’ultima notazione: nell’estrema fase del suo pensiero, Nietzsche si innamora delle caste indiane e ritiene che un gruppo di uomini ben educati, di cultura superiore, distantissima dalle forme sociali plebee, dalla massa, doveva costituire l’esempio della futura umanità: le caste, sul modello indiano. Tuttavia, lo stesso Nietzsche rileva che una casta di uomini non può essere una casta di geni e di superuomini. Ma egli, in fondo, è il profeta del superuomo, dell’uomo che, riconoscendo che esiste solo e soltanto il mondo, lo accetta, lo vuole, lo ama, al di là del bene e del male, spingendo le sue forze volitive, fedele alla terra e affermando soprattutto e sempre la genialità. Un mondo privo di geni era deserto ed il tempo prossimo, a suo giudizio, mirava a estinguere proprio il genio. Tutto ciò che era adatto alla massa, trionfava. Vi sarebbe stato un accordo commerciale tra chi produceva e creava e chi consumava, anche in campo culturale.

A parte l’ipotesi della sifilide, sicuramente questo precipizio annientò la mente profetica di Nietzsche. Ma la profezia espressa categoricamente e realisticamente da Nietzsche è in questa frase: “Meglio la morte che la mediocrizzazione”. Del resto, la mediocrizzazione per Nietzsche era la morte. È aggiungerei un’altra sua frase: Goethe valeva più di un’intera nazione. Questo era il superuomo, colui che portava all’estremo l’espressività umana. Impresa rarissima. E questo è Nietzsche.


di Antonio Saccà