Quello che possiamo sapere: la distopia raccontata da McEwan

martedì 4 agosto 2026


L’ultimo libro dello scrittore inglese Ian McEwan, intitolato Quello che possiamo sapere, edito dalla casa editrice Einaudi, sorprende il lettore sia per il genere a cui appartiene, la distopia, che per il suo contenuto letterario, raffinato e profondo.

Thomas Metcalfe è uno studioso di letteratura e si occupa dell’analisi critica e filologica dei testi letterari che appartengono al periodo compreso tra il 1990 e il 2030. Nel libro, grazie ad una intuizione estetica di rara forza poetica, McEwan immagina che sia avvenuto il grande disastro prodotto e causato dal riscaldamento globale.

Thomas Metcalfe è alla ricerca del testo di un poemetto, intitolato una Corona per Vivien, di cui è autore il grande poeta Francis Blundy. Il testo del poemetto, scritto dal grande poeta per la sua compagna Vivien in occasione del suo compleanno, nel corso degli anni è andato perduto. Il poemetto a forma di una corona consiste, in base alle notizie raccolte dallo studioso, nella successione di quindici sonetti, che riproducono la forma di quelli immortali composti da Francesco Petrarca. Per la serata, in seguito nota come il secondo immortale convivio, visto che il primo convivio era avvenuto a Londra 28 dicembre del 1817 a casa del pittore Ben Haydon, erano stati invitati al casale gli amici di Francis e Vivien, alla presenza dei quali il poeta aveva declamato il suo poemetto.

Per l’emozione e la semplicità dei versi recitati da Blundy e la loro mirabile armonia, in quel casale ben arredato, avrebbero potuto essere presenti grandi poeti come John Keats o Wordsworth, visto che il poemetto rappresentava una impresa formidabile. Thomas Metcalfe, in base agli elementi raccolti, unendo la ricerca storica con gli strumenti della analisi critica, era riuscito a scoprire, in assenza del testo, inciso su di una pergamena simile a quella della Magna Carta, che la poesia di Bolndy era un J’accuse lanciato nel 2014 contro chi stava facendo avvizzire la natura a fuoco lento. Blundy nel suo poema esaltava l’amore e la sua vittoria finale sulle forze devastatrici della natura, e fedeli al Dio denaro e al potere, e per questo motivo incapaci di cogliere la bellezza della natura. I critici avevano in passato stabilito un confronto tra i temi trattati da Blondy nelle sue opere e quelle di Thomas Eliot, autori per i quali nel tempo moderno, che nella finzione letteraria di questo libro precedette il grande disastro e l’inondazione globale, si era determinato la rottura tra ragione e sentimento.

Harold Kitchener era il cognato e il critico letterario che si occupava della pubblicazione dei libri scritti e composti da Francis Blondy. Mentre legge i diari di Vivien, una docente universitaria di letteratura inglese, per capire le reazioni che ebbero le persone presenti al casale la sera in cui venne declamato il poemetto a corona, Thomas Metcalfe ha la sensazione intima e intellettuale di trovarsi in quel luogo. Per spiegare la motivazione che induce uno studioso a fare ricerche intorno ai testi letterari di autori scomparsi, Metcalfe nota che un contemporaneo di Vivien, il cui nome è Holmes, dopo avere letto e studiato il testo di Robert Louis Stevenson, intitolato viaggio nelle Cevennes in compagnia di un asino, mentre attraversa i luoghi visitati dal grande scrittore viene colto dalla ossessione, Holmes, che presto rivedrà il grande scrittore su di un ponte. Infatti, questo episodio nel libro spiega il desiderio di ricostruire il passato che con il progredire del tempo separa le persone, le epoche, e le generazioni.

Thomas Metcalfe, meditando sul senso della sua ricerca, rivolta a ritrovare un testo poetico pregevole e sperduto, osserva che per lui da bambino il passato esisteva nella mente delle persone. Il dolore, la felicità, le emozioni, i grandi eventi storici, non potevano sparire, poiché il passato restava in una dimensione segreta che bisognava indagare e svelare. Durante la sua ricerca letteraria, Metcalfe nota che nel tempo, dopo che il disastro era già avvenuto, sono state avanzate diverse ipotesi per spiegare il declino del movimento contro il cambiamento climatico.

Per alcuni storici, e questo è un espediente narrativo a cui ricorre McEwan per dare forma compiuta alla sua distopia, il declino del movimento ebbe inizio con l’invasione della Ucraina da parte della Russia nel 2022, da cui derivò un’era oscura e buia. Città come Lagos, Londra, Rotterdam, Amburgo e in parte Parigi, non riemersero dalle ondate contrarie risalite dall’estuario, e dai devastanti uragani che seguirono. Metcalfe si rende conto che il testo della poesia, in parte sconosciuto, per la denuncia che conteneva dell’imminente disastro ambientale, era culturalmente vivo e di grande valore letterario. La bellezza della corona, in parte sconosciuta, era bella come il gioco delle luci e delle ombre descritte da Platone nel dialogo in cui narra il mito celeberrimo della caverna.

Nella narrazione di questo straordinario libro, colpisce questo continuo oscillare del racconto tra l’epoca di Francis Blundy, prima che si verificasse l’inondazione, e quella di Thomas Metcalfe, in cui il disastro è avvenuto. Metcalfe è sposato con una docente universitaria, Rose, con cui vuole tenere, ai tempi della intelligenza artificiale in cui è in declino il sapere umanistico, un corso sulla letteratura che è nata e si è formata dopo che lo sconvolgimento climatico ha ridotto la popolazione mondiale a quattro miliardi di essere umani. Il corso universitario viene disertato e abbandonato dagli studenti, poco interessati al passato e alla nostalgia di un’epoca oramai conclusasi in modo definitivo. Thomas Metcalfe su di un traghetto incontra uno storico dei normanni, Lars Corbe, il quale nota che in quel tempo, successivo al grande disastro ambientale, l’Inghilterra si trova nelle stesse condizioni in cui nel 1370 venne sconvolta dalla peste, da cui riuscì a risollevarsi in modo progressivo. A questo proposito Thomas Metcalfe espone la sua teoria secondo cui, visto che la terra si autoregola, la natura, tra un disastro e l’altro riesce sempre a rifiorire, così come vengono salvate e preservate le conoscenze ereditate dal passato e si assiste alla rinascita delle istituzioni umane.

Vi è un principio di distruzione a cui fa seguito quello della rinascita che risulta inscritto nelle leggi che regolano la natura. Nel libro è molto bella la parte letteraria che racconta la vita intima e sentimentale dei personaggi al centro di questo racconto distopico. Vivien, prima di divenire la compagna del grande poeta Francis Blondy, che nel casale dove vivevano insieme le aveva costruito uno studio privato, era stata unita in matrimonio con Percy, un giovane liutaio, capace di costruire violini dalle forme perfette. Nel libro viene in modo poetico raccontato il declino mentale del giovane Percy, per assistere il quale Vivien rinuncia al suo status di docente universitaria e studiosa di letteratura. Da giovane aveva scritto un saggio importante su John Clare, molto apprezzato. Ad una lettura pubblica tenuta in un teatro a Londra da Francis Blundy partecipa una sera Vivien, alla fine della quale incontra il grande poeta che la incanta con il suo enorme fascino intellettuale e la sua sfolgorante intelligenza. Dopo la morte di Percy, Vivien e Francis Blundy decidono di ristrutturare il grande casale immerso nella natura lussureggiante e incontaminata.

Sono belle e indimenticabili nel libro le pagine che descrivono il momento in cui Thomas Metcalfe e sua moglie Rose, nel tentativo di ritrovare la pergamena su cui è stato inciso il testo poetico della corona, si recano sull’isolotto, in cui il casale è stato annientato e distrutto dalla inondazione. È bello, nel libro, e memorabile il dialogo che, ricostruito da Thomas Metcalfe, avvenne tra Blundy e Vivien la prima sera in cui cenarono insieme in albergo. Riflettendo sul mistero dell’arte e sulla genesi delle grandi opere letterarie, Blundy nota che l’arte grande ed eterna nasce quando l’artista ha avuto un incontro con la follia ma è riuscito a mantenere una presa sul mondo reale. Per Blundy la religione trae origine dal bisogno umano, per molti versi comprensibile, di trovare spiegazione soprannaturali per gli eventi umani, spesso dolorosi e incomprensibili.

Vivien, come emerge dai suoi diari, fece visita ad una studiosa di letteratura francese, Martha, in procinto di morire, ed autrice di un saggio sull’opera di Albert Camus. Camus nel 1957 a Uppsala tenne una conferenza in cui sostenne che l’arte vive di vincoli e muore di libertà, i vincoli che l’artista impone a se stesso. Per Camus l’arte più libera e rivoluzionaria sarà quella classica, scritta in una forma che sia espressione di una tradizione letteraria consolidata.

Il libro di McEwan è un capolavoro letterario.

(*) Quello che possiamo sapere, Ian McEwan, Einaudi 2025, 376 pagine, 21 euro


di Giuseppe Talarico