Visioni. “Duce spicci”, la disillusa serie animata di Zerocalcare

giovedì 9 luglio 2026


Duce spicci è l’ultimo capitolo della trilogia animata firmata da Zerocalcare per Netflix. Il 43enne fumettista romano, al secolo Michele Rech, dopo l’acclamato Strappare lungo i bordi e il superbo Questo mondo non mi renderà cattivo, mettendo in scena la fine di un percorso durato cinque anni, dirige (la regia tecnica è opera di Giorgio Scorza e Davide Rosio) il racconto più amaro della sua seriale filmografia. Con un’ottima qualità tecnica, narra la storia dell’alter ego Zero e dell’amico Cinghiale (costantemente intriso da un ineffabile spirito goliardico). I due si ritrovano inaspettatamente sono soci nella gestione di un bar del quartiere di Rebibbia (Roma). Ma, alle difficoltà finanziarie, ai dubbi e alle vicissitudini personali, si aggiunge il ritorno di una figura del passato: Smeralda. Una giovane che vive una relazione tossica con il malavitoso Paturnia. Tra minacce, atti di mera solidarietà e riconciliazioni, Zero, insieme agli amici di sempre, Sarah e Secco, proverà a risolvere l’intricata vicenda. Adottando il tono autoironico dell’autore per raccontare i drammi privati di un’intera epoca, Due spicci percorre il medesimo solco realizzativo delle serie precedenti. Zerocalcare presta la propria voce a tutti i personaggi a eccezione dell’Armadillo (coscienza critica o Grillo Parlante), doppiato da Valerio Mastandrea. Nel finale dell’ottavo episodio, Smeralda è doppiata da Emanuela Fanelli. Le voci aggiuntive della serie sono di Maura Marenghi, Daniel Magni e Simone Loforese. L’animazione è curata da Netflix Animation, Movimenti Production, DogHead Animation.

Prodotta da Movimenti Production, in collaborazione con Bao Publishing, Due spicci, composta da 8 episodi visibili in streaming dal 27 maggio scorso, è una miniserie disillusa, musicata in maniera intensa dal talentuoso cantautore Giancane. Superati i quarant’anni, lo sguardo del fumettista abbandona l’impegno politico attivo e l’introspezione psicologica per dedicarsi interamente ai problemi urgenti dell’esistenza emergenziale dei giovani adulti di un quartiere periferico della Capitale. Se nelle serie precedenti il conflitto sociale era manifesto, in Due spicci è innervato nelle vite dei personaggi caratterizzate dalla vulnerabilità finanziaria, dall’impossibilità di costruire relazioni stabili e dall’autoisolamento volontario che scandisce l’età matura. Per l’autore il mondo oltre il divano di casa è diventato incomprensibile, cupo e violento. L’autobiografia animata di Zerocalcare, ormai da tempo connotata e riconoscibile, è contrappuntata da nevrotici flussi di coscienza striati di digressioni, riferimenti metacinematografici, letterari, musicali e proiezioni mentali irresistibilmente umoristiche. Stavolta il racconto abbandona i toni intimisti per tingersi di giallo. Dalla premessa drammatica emerge un apparato narrativo incerto e carico di afflizioni. In definitiva, Due spicci non è una serie pienamente riuscita. La storia non chiude nella maniera ideale un percorso autoriale iniziato nel 2021. Le idee concepite per il fumetto hanno preso vita in un flusso di coscienza straordinariamente in bilico costante tra umorismo e tragedia, provocando lacrime e sorrisi. Anche se, per la verità, il disincanto fatalista appare quasi una sorta di resa finale. Zero ha smesso di sognare, ha rinunciato ai sentimenti e alla lotta politica senza interrogarsi. Si è, addirittura, rassegnato alla deriva di un mondo feroce che non lo ha reso cattivo ma lo ha intimamente lacerato. La nuova opera, permeata da un pessimismo ancestrale che non prevede riscatto, si rivolge alle vecchie e alle nuove generazioni per denunciare un fallimento esistenziale e culturale. È la fine di ogni un’utopia altruistica.


di Andrea Di Falco