martedì 7 luglio 2026
Paddy Chayefsky è uno sceneggiatore molto preparato. Vincerà complessivamente tre Oscar per i suoi copioni: nel 1956, per Marty, vita di un timido (Marty) di Delbert Mann; nel 1972 per Anche i dottori ce l'hanno (The Hospital) di Arthur Hiller; nel 1977 per Quinto potere (Network) di Sidney Lumet. Autore di numerosi romanzi e sceneggiature, in questo volumetto tratto dal film di Lumet dimostra di saper inchiodare i lettori alla sedia catturandone l’attenzione e suscitando riflessioni sulla natura, sulla vastità e sulla pericolosità di quella che oggi è definita “post-verità”. Siamo verso la fine degli anni Settanta in un’America in subbuglio sociale ed economico. Tutto è valutato e considerato degno di attenzione se è fonte di profitto, se è commercializzabile. Fuori da questa categorizzazione, tutto può essere tranquillamente buttato nel cestino. Diventa profitto qualsiasi evento o oggetto negoziabile. L’informazione viene trascinata dentro questo recinto commerciale. La verità non conta affatto: i fatti sono narrati in forme che possano attrarre l’attenzione degli utenti e siano in grado di far salire i valori del totale degli spettatori destinatari (il cosiddetto “share”). Consultando e leggendo altre analisi e recensioni del film, sfugge un particolare che sarà il motivo dominante della produzione e della diffusione dei fatti: le notizie non servono per diffondere la verità ma sono create per suscitare comportamenti ben precisi dai cittadini destinatari.

Sono scatenati sentimenti di rabbia, disillusione, confusione cognitiva e, soprattutto, paura. Sotto lo scenario pseudo-democratico, la paura si conferma ancora una volta l’architrave del potere e della sua catena di comando. La verità è quindi un accessorio, la sua morte o nascita mancata sono considerati un “danno collaterale”. Leggendo il libro, i lettori vivono una costante sensazione di urgenza: essere i primi diffusori della notizia può garantire un vantaggio competitivo che si ottiene con un sensazionalismo sempre più ossessivo e allucinante. Da abilissimo sceneggiatore, l’autore ci mostra persone che agiscono come inconsapevoli marionette di un gioco molto più grande di loro. Servi e padroni sono legati a filo doppio fra loro perché la ragione di esistere di una parte si fonda sull’esistenza dell’altra. l’autore descrive abilmente l’atmosfera quotidiana esistente negli studi televisivi. Racconta la complicata costruzione di equilibri precari perché destinati a dissolversi con l’incursione di altri eventi che ne mutano repentinamente la dimensione dei profitti sperati. La pellicola nata dal libro, sia pure con qualche differenza dovuta alla diversità dei linguaggi, è frutto dell’ottimo lavoro del regista Sidney Lumet (L’uomo del banco dei pegni, Quel pomeriggio di un giorno da cani, Serpico, Chiamata per il morto e altri). Coloro che hanno visto il film ricorderanno il mantra “sono incazzato nero e tutto questo non accetterò più” recitato magistralmente dal giornalista furibondo Howard Beale (Peter Finch). La fonte della scena, che fa parte della storia del cinema, si può leggere alle pagine 66 e 67 del libro. La volata recitativa contiene gran parte della tensione scenica tradotta nel film Quinto potere del 1976. Notevole è la capacità predittiva del libro pubblicato in Italia nel 1977. Già si parlava di post-verità e di propaganda. Oggi assistiamo a una vera e propria guerra psicologica avente lo scopo di demolire la capacità cognitiva del cittadino globale ridotto alla totale inerzia mentale. Le colossali catene televisive esistono ancora oggi ma sono affiancate da una rete internet sempre più pervasiva che richiede investimenti enormi, investimenti che sono decisi per ottenere profitti: un processo nel quale la verità non è affatto necessaria. Il piccolo libro è ancora oggi reperibile in rete. Leggerlo sarà un’esperienza difficilmente dimenticabile.
(*) Quinto potere di Paddy Chayefsky, Mondadori 1977, 130 pagine, 11,80 euro
di Manlio Lo Presti