martedì 30 giugno 2026
Silvio Soldini ha ricevuto il premio alla carriera ricevuto all’Ischia Film Festival di Michelangelo Messina. “Da un lato – ha affermato il regista milanese – fa piacere che venga riconosciuto appunto una carriera, un percorso, dall’altro fa un effetto strano perché spero che quel cammino non sia già terminato. È, comunque, un momento della carriera che alla fine ti costringe a fare dei bilanci che ti sembra ancora presto di dover fare e che si abbia invece ancora l’occasione di portare avanti qualche altra opera cinematografica”. Soldini, nel corso di un intervista all’Ansa, ha promesso un ritorno alle origini. “Dopo Le assaggiatrici torno ai toni fiabeschi e un pochino surreali di Pane e tulipani però questa volta con un personaggio maschile”. Come mai questa scelta maschile dopo tanti personaggi femminili? “Dopo Le assaggiatrici in cui ci sono sette protagoniste mi è parso giusto risarcire mettere un uomo, esattamente un dottore. Un film, comunque, che sarà ambientato in buona parte in un paesino abbandonato del centro Italia. È una commedia in cui la musica ha ruolo molto importante”. Soldini ama “i film che rischiano nel senso che provano a non ripercorrere vecchie strade o a raccontare cose diverse dal solito. Lo so che rischiare non è facile, però credo che siamo in un momento storico in cui bisogna farlo, perché la gente ormai per uscire di casa e andare al cinema deve avere un motivo forte”.
Silvio Soldini, nato a Milano nel 1958, autore del documentario Un altro domani sulla violenza alle donne, tra i giovani registi ha apprezzato un film in particolare. “Quello che mi ha colpito di più è Gioia mia di Margherita Spampinato, un’opera fatta veramente con pochissimi euro e tanta passione per raccontare questa piccola storia ambientata tra persone di generazioni lontane. Perché nel film ci sono solo i ragazzini e le persone anziane. È come se tutta la parte degli adulti normali non esistesse. Questo intendo per rischiare e provare a raccontare delle storie senza avere attori famosi”. Poi ha ricordato: “Due o tre volte portando in giro Le assaggiatrici c’è stato chi mi detto uscendo dalla sala che gli sembrava di aver partecipato insieme alle protagoniste la loro avventura. Questo è un po’ che volevo ottenere. Ma volevo anche cercare di far riflettere su quello che stiamo vivendo oggi, anche perché questo è un momento veramente particolare dove la violenza e la guerra stanno di nuovo emergendo quando ormai tutti speravamo fossero sopite”. Al regista oggi fa “paura il fatto che ormai sembri normale che una nazione attacchi un’altra e che accadono cose come quelle successe a Gaza. Non ero davvero pronto per questo, è come se all’improvviso il diritto internazionale non esistesse più”.
di Eugenio De Bartolis