Vitale, un procuratore normale

lunedì 18 maggio 2026


La giustizia e, soprattutto, la sua quotidiana amministrazione ed applicazione, è un tema che scotta, scatena emozioni e reazioni non sempre commisurate alla importanza delle questioni. La giustizia rimane un nervo scoperto che fa emergere rancori e vendette per azioni non dimenticate. È una leva per esercitare ricatti e condizionamenti opachi, tenuto presente che il nostro Paese non ha mai fatto i conti con il proprio passato post-bellico, enunciando in chiave ideologica ogni analisi e ogni tentativo di sciogliere i nodi che ancora affliggono e condizionano la nostra democrazia.

All’interno di questo scenario conflittuale, il libro di Marcello Vitale fa chiarezza. Si focalizza sull’azione quotidiana del protagonista magistrato. Il racconto raccoglie elementi autobiografici sul piano professionale.

L’equilibrio è l’elemento portante in tutta la narrazione, è il sottofondo che guida le riflessioni sulla natura umana che sono presenti nel testo. Siamo lentamente coinvolti nelle pieghe di una città di provincia dove si svolge una indagine molto più complessa di quanto sembri ad una lettura iniziale del libro, coinvolgendo sempre più i lettori dentro meandri sociologici e psicologici dei protagonisti in tutte le rispettive sfaccettature sociali e psicologiche.

L’esistenza di regole, sovente costrittive, non impedisce al magistrato di continuare ad esercitare senza illusioni né schermi ideologici le proprie funzioni con coscienza e libertà di giudizio. Lo dimostra la riflessione che troviamo a pagina 86, dove i colpiti da “misure restrittive” dimostrano nel corso del tempo di agire con agnellini per ottenere ulteriori sconti di pena, per poi “sparare in bocca al primo che capita” appena scarcerati. L’Autore dimostra con una prosa elegante e scorrevole, talvolta con toni ironici, che l’azione giudiziaria si muove con difficoltà subendo le pressioni contrastanti del forte garantismo degli imputati e il desiderio di giustizia delle vittime, spesso disatteso o reso risibile anche dai tempi biblici della macchina della giustizia.

Le note riportate in seconda di copertina ci riferiscono che l’Autore è presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione e già Presidente della Corte d’Appello di Roma. Il suo contributo letterario è fondato su una indiscussa solidità professionale e da una importante dote umana che ha lo scopo di rendere l’applicazione della giustizia la più flessibile possibile, al di fuori di fanatismi e di barriere ideologiche. Muri a cui egli fa brevi ma significativi cenni nel corso della narrazione.

In sottofondo appare la vita privata del magistrato “normale”, complicata dal rapporto difficile ma civile con la ex coniuge e i contatti fugaci con un figlio senza ambizioni sociali e professionali. È un uomo che ha una grande umanità nei confronti dei personaggi in difficoltà e la giusta severità con i colpevoli. Nel sapiente gioco dei ruoli, il giudice riesce ad intrattenere rapporti positivi con le persone che esercitavo funzioni all’interno della lenta struttura giudiziaria.

Per i lettori non esperti del mondo giudiziario, la trama del libro apre una finestra molto chiara ed eloquente del mondo della magistratura italiana.  Troviamo numerosi elementi di riflessione che riguardano i punti forti ma anche e soprattutto i limiti ambientali, istituzionali e operativi ed il clima in cui si muove la macchina lenta ed elefantiaca dell’amministrazione della giustizia.

Il titolo “Il procuratore normale” enfatizza quindi il valore dell’equilibrio come antidoto ad atteggiamenti ideologici e a pregiudizi che alimentano il conflitto sociale invece di diminuirlo.

(*) Marcello Vitale, Un procuratore normale, Edizioni Ensemble 2025, pagine 203, 16 euro

 


di Manlio Lo Presti