giovedì 14 maggio 2026
La festa sempre più “supra” le righe, spettacolo italo-georgiano di Leonardo Manzan (già noto al grande pubblico con Cirano deve morire), in scena al Teatro India di Roma fino al 17 maggio. Gli attori protagonisti sono tre giovani giorgiani, Giorgi Baratashvili, Zurab Papuashvili e Anna Tsereteli, che ballano cantano e recitano in coro con Paola Giannini, una brava attrice italiana e ponte linguistico-culturale tra i due mondi lontani dell’Italia e della Georgia. Per capire di che cosa si tratta, descriviamo l’avanscena: in primo piano, un’ampia striscia disseminata di frammenti di plastica, che restituiscono l’effetto ottico di un tappeto di vetri di bicchieri e bottiglie ridotte in frantumi, a margine del quale verso lo sfondo si allineano sul lato lungo due mensole separate da un’apertura al centro, una sulla destra e l’altra a sinistra. Sulle quali, come simbolo di condivisione, poggiano file singole di bicchieri da vino, mentre sulla parete di fondo a destra è adagiato un piccolo scaffale portabottiglie. Elementi scenici non secondari quelli citati, che sintetizzano con spartana semplicità scenografica il dramma della rappresentazione bilingue. Per tutta la durata dello spettacolo, un sottile timpano rettangolare luminoso (sorta di facilitatore linguistico per la traduzione italiano-georgiano) rimane appeso alle capriate lignee del soffitto, facendo scorrere senza troppa fretta i dialoghi tradotti in tempo reale dal giorgiano. Ecco, ora siamo in grado di dire che cosa accade per circa un’ora e mezzo di recitazione tra i quattro in scena e i molti seduti nella platea-galleria, con continue interazioni a sorpresa degli uni verso gli altri. Nulla di più spontaneo e naturale, dato che occorre di continuo brindare in gruppo, al grido di “Gaumarjos” (გაუმარჯოს), che significa “vittoria a te - alla tua vittoria”.

Maestro di bevute è il tamada figura carismatica e quasi dittatoriale che stabilisce l’ordine dei brindisi e i temi da trattare nei discorsi: dalla pace alla memoria; dall’amicizia all’assenza. Nel caso di specie, il ruolo relativo è meritoriamente attribuito all’ospite italiana, Paola Giannini, mentre gli altri tre merikipe, o mescitori, la coadiuvano nella funzione. Attori e spettatori si contaminano così reciprocamente delle atmosfere della Festa (“supra”, in georgiano), che mutano di continuo e non hanno mai fine, anche per festeggiare qualcosa che allegro non è. Così, lo spettacolo inizia con la turista italiana innamoratasi della Georgia e dei suoi abitanti, che chiede ai giovani del posto la strada da seguire per andare in Europa: e qui, c’è da divertirsi con i fiumi e i ponti da superare, per prendere il primo aereo utile per Bruxelles. Chiara metafora quest’ultima per dire quanto sia oggi distante l’obiettivo europeo per il popolo giorgiano. La festa non racconta una storia che segue un copione, ma sintetizza con il suo dolore allegro migliaia di storie, in una cronaca fatta di brindisi, canti e balli per delineare una tragedia collettiva: quel sogno sfumato di milioni di cittadini giorgiani che si sentivano a un passo (sotto la guida dell’ex presidente filoeuropea Salomé Zourabichvili) dalla soglia d’ingresso in Europa. Dalla quale, con ogni probabilità, saranno tenuti fuori per il futuro, come accadrà all’Ucraina, perché a un solo passo dal confine russo, e probabile oggetto di scambio negli accordi multipolari di sicurezza tra Russia e America. Tutto inizia, quando il partito filorusso “Sogno georgiano” vince le elezioni legislative dell’ottobre 2024, dando luogo a proteste popolari (che non sono mai cessate a tutt’oggi) per sospetti brogli.
Per inciso, a seguito delle modifiche costituzionali del 2017, l’elezione del presidente della Repubblica è ormai di secondo grado e non più diretta. Ovvero, il Presidente (che attualmente è il filorusso Mikheil Kavelashvili, fino al 2031) è eletto a maggioranza da un collegio di 300 membri, composto da tutti i parlamentari e da eletti locali, per cui oggi è “Sogno giorgiano” ad assicurarsi l’elezione di un suo candidato, grazie alla sua netta maggioranza in Parlamento. Questo, per chiarire meglio il contesto generale, su cui ruota l’intera rappresentazione di La festa, in buona sostanza dedicata all’attore Andro Chichinadze (figura di spicco del New Theater di Tbilisi), arrestato e condannato a due anni di reclusione nel settembre 2025, con l’accusa di aver partecipato a “disordini di massa”, per protesta contro le elezioni manipolate dell’ottobre 2024. La brava Paola Giannini, con la sua tutina un po’ clownesca, tra farsa e dramma, illustra perfettamente quelle vicende dolorose e tumultuose delle elezioni rubate, con una sua brillante canzone-parodia, Quattro galline e un cavallo, in cui sono le prime ad arrivare inaspettatamente prime al traguardo (e a vincere le elezioni), per essere poi eliminate una a una, in modo da consentire al cavallo di essere proclamato vincitore.
Un lamento di popolo a quattro voci, quindi, che tra applausi del pubblico, piccole bevute di vino (vero e buono) equamente distribuite, e tanta solidarietà alla causa del popolo giorgiano da tutto il pubblico presente, scorre senza sorta di discontinuità fino alla fine dello spettacolo, grazie a una carica energetica inesauribile da parte dei quattro in scena, attori, ballerini, cantanti rapper persino. Da evidenziare, in particolare, come Anna Tsereteli riesce a specializzare settori il pubblico, per costruire assieme a lei un canto corale a più voci. Da non perdere.
di M. B.