venerdì 17 aprile 2026
Se ne è andato pochi giorni fa all’età di 76 anni, Gaetano Di Matteo, un artista che ha attraversato con le armi dell’intelligenza e della sensibilità il mondo della pittura, della scenografia e della cultura italiana.
La cifra della sua ricca produzione risiede nei paesaggi e nelle atmosfere lucane: colline, paesi, casette, accanto a figure umane che appaiono sospese nel tempo e nello spazio. La sua pittura è stata definita “figurativa-espressionista con anima scenografica, laddove la realtà viene deformata per comunicare uno stato d’animo”.
Emblematica di questa tensione tra paesaggio reale e dimensione interiore è la “barca capovolta”, installazione realizzata negli anni Novanta sul lungomare di Nova Siri: un’immagine scenografica che rende ragione, in chiave simbolica, del rapporto dell’artista con la propria terra.
Al centro della sua poetica, come dicevamo, vi è sempre stato un legame profondo con le proprie origini lucane. “Non ho mai dimenticato − come spesso amava ricordare − il paesaggio aspro e luminoso, fatto di silenzi, pietra e memoria. Tutto ciò ha costituito per me una matrice inesauribile d’ispirazione”. Di qui, la costante presenza sia nei quadri che nelle invenzioni scenografiche delle atmosfere di quei luoghi: colori terrosi, orizzonti rarefatti, una luce che sembra provenire da un tempo antico.
La Lucania più che uno sfondo era per Di Matteo una vera e propria dimensione dell’anima, un luogo interiore in cui fare ritorno continuamente.
Un capitolo fondamentale della sua vita è rappresentato dagli incontri e dalle relazioni con alcune delle più importanti figure del mondo intellettuale italiano del Novecento. Il sodalizio con Dario Bellezza fu tra i più fecondi sia sotto il profilo artistico-intellettuale che affettivo. Un incontro che arricchì la sensibilità di entrambi fino alla scomparsa del poeta romano nel 1996. Intensa sul piano “pedagogico” fu la frequentazione con Alberto Moravia, il quale definì la pittura dell’artista lucano “raffinatissima”. Dello scrittore, Di Matteo disse: “Mi ha insegnato ad avere sempre uno sguardo lucido sulla realtà”.
Sul medesimo terreno culturale si collocano i rapporti che egli intrattenne con Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Elsa Morante, Anna Maria Ortese e con il poeta Sandro Penna. “Da Sandro Penna − confesserà − ho appreso l’arte di sapere cercare la bellezza nei dettagli più fugaci”.
L’eredità artistica di Di Matteo resta oggi affidata alle sue opere, sparse tra collezioni private, spazi espositivi e produzioni teatrali. Mentre il valore umano si ritrova nel segno impresso nelle persone che hanno avuto la fortuna di frequentarlo, soprattutto nella sua amata Nova Siri, il centro lucano dove Di Matteo ricoprì, per un certo periodo, la carica di assessore alla cultura. Egli lascia un patrimonio di suggestioni e immagini destinato a durare nel tempo, ma anche una ricca riflessione intellettuale affidata a un libro-intervista, “Non è venuto nessuno”, pubblicato nel 2003 dalla casa editrice Edigrafema.
Ciao Gaetano, che la terra ti sia lieve.
di Francesco Carella