mercoledì 15 aprile 2026
L’Ecce Homo di Antonello da Messina, attualmente esposto nella Biblioteca Spadolini del Palazzo della Minerva del Senato, continua ad attirare l’attenzione di studiosi e visitatori provenienti da tutto il mondo. L’opera, acquistata di recente dallo Stato italiano per 12,6 milioni di euro, è una delle principali attrazioni pittoriche nel cuore di Roma, a pochi passi dal Pantheon. Tra le numerose presenze registrate negli ultimi giorni figura anche quella del critico d’arte Mauro Di Ruvo, che ieri ha visitato la Biblioteca per osservare da vicino il dipinto individuato molti anni fa da Federico Zeri. Di Ruvo ha espresso grande apprezzamento per il valore storico e artistico dell’opera di Antonello da Messina: “È un acquisto che forse ha atteso fin troppo tempo per ritornare in Italia, ma che tuttavia ha fatto riemergere di blocco i mercati delle aste italiane e paradossalmente dei maestri del primo Novecento all’estero. Di Antonello conoscevamo già altre copie iconografiche di Ecce Homo, ma questa che datiamo tra il 1464 e il 1465 è la prima testimonianza del soggetto devozionale del Cristo incoronato di spine da parte di Antonello”.

Il critico, che pochi mesi fa ha attribuito al Domenichino (Domenico Zampieri) un altro Ecce Homo, ha poi approfondito gli elementi stilistici e iconografici dell’opera: “Non è importante solo come antigrafo antonelliano, ma soprattutto come tavola opistografa del soggetto tematico. Sul recto l’effige di Cristo dolente dalle gocce raggrumate di sangue che scendono lentamente sulle gote. L’incarnato giallognolo è il portamento fisionomico evidentemente influenzato dal vesperbild fiammingo. Ma sul verso, appare questo San Girolamo penitente nell’atto di breve intervallo dalla sua attività di traduzione della Bibbia. La repentinità della sua posa è costernata e fulminea. Se non fosse il santo dottore della chiesa quello in questione, avremmo l’idea di un San Paolo caduto a Damasco da cavallo nell’atto paralitico dell’illuminazione. Questa è invece l’illuminazione nel deserto del padre della chiesa mentre soffre nel suo isolamento di uomo, come fu uomo e non dio Gesù incoronato di spine, qui presentato da Antonello nella sua estrema solitudine dietro il geniale parapetto che è anche balcone dell’arte moderna”. Di Ruvo ha inoltre espresso apprezzamento per la scelta di rendere il dipinto protagonista di un futuro percorso espositivo itinerante sul territorio nazionale, iniziativa pensata per consentire a un pubblico più ampio di conoscere l’opera. La mostra allestita al Palazzo della Minerva resterà aperta al pubblico fino al 19 aprile 2026. L’ingresso è gratuito e accessibile a tutti.
di Redazione