martedì 7 aprile 2026

Il 1° aprile nella Sala Stampa della Camera dei deputati è stato presentato il libro dell’economista romano professor Angelo Paletta dall’emblematico titolo Guerra Finanziaria. Il pregevole lavoro affronta una questione di crescente rilevanza per il nostro Paese, ovvero, quello della capacità o meno dell’Italia, in situazioni di emergenza, di organizzare e pianificare le proprie risorse economiche.
La questione è ben nota negli studi economici e può essere sintetizzata nel concetto di economia di guerra, storicamente associato a periodi di conflitto armato, ma che assume oggi un significato più ampio e attuale, riferendosi alla possibilità per uno Stato di coordinare in modo efficace produzione, distribuzione e consumo delle risorse in presenza di shock sistemici. Durante la Seconda guerra mondiale, numerosi Paesi europei adottarono modelli di pianificazione centralizzata, subordinando l’intero sistema economico alle esigenze belliche. Anche l’Italia partecipò a questo processo, sebbene con limiti strutturali legati alla propria capacità industriale e organizzativa. Tale esperienza storica dimostra come, in condizioni estreme, il mercato tuttavia da solo non sia in grado di garantire né efficienza né equità nella distribuzione delle risorse, rendendo necessario un intervento diretto e coordinato dello Stato.
Il tema è ritornato, purtroppo, oggi di attualità. Infatti, nel contesto attuale, pur in assenza di un conflitto diretto sul territorio nazionale, l’Italia si trova esposta a una serie di crisi che si sono manifestate con un crescendo impressionante negli ultimi anni. La pandemia globale, le tensioni geopolitiche, la crisi energetica e le trasformazioni tecnologiche. Tali fenomeni hanno evidenziato la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, la dipendenza da risorse esterne e la difficoltà di attivare risposte rapide e coordinate.
Oggi, l’Italia si configura come un’economia mista, inserita all’interno dell’Unione europea, caratterizzata da una forte presenza di piccole e medie imprese, da un elevato debito pubblico e da una significativa integrazione nei mercati internazionali. In questo quadro, gli strumenti di pianificazione certamente esistono: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, le politiche industriali e le strategie energetiche sono questioni dibattute e a tutti note.
Tuttavia, tali strumenti appaiono spesso frammentati e privi di una regia unitaria e le recenti crisi, come è ben sottolineato in vari passaggi nel libro in esame hanno rappresentato un banco di prova significativo. Durante la pandemia, ad esempio, lo Stato ha adottato misure straordinarie, limitando le attività produttive, sostenendo le imprese e i lavoratori e coordinando la produzione di beni essenziali. Analogamente, la crisi energetica ha imposto interventi urgenti per contenere i costi e diversificare le fonti di approvvigionamento. In entrambi i casi, tuttavia, è emersa certamente la capacità dello Stato di intervenire, ma anche la difficoltà di anticipare gli eventi e di operare in modo sistemico.
Alla luce di tali considerazioni, si pone il quesito se l’Italia sia dotata di una pianificazione economica adeguata.
La risposta suggerita da “Guerra Finanziaria” non può essere semplicemente affermativa o negativa, ma pone in risalto una profonda fiducia nelle forze autoregolanti del mercato.
Ma seguiamo il filo logico dell’autore. Esistono forme di pianificazione, ma esse risultano insufficienti rispetto alla complessità delle sfide attuali. In particolare, si evidenziano alcune criticità: la mancanza di un coordinamento centrale stabile, l’assenza di una visione di sicurezza economica integrata, la lentezza dei processi decisionali e una politica industriale non pienamente strutturata. Peraltro. l’appartenenza all’Unione europea rappresenta al contempo un vincolo e una opportunità. Da un lato, impone limiti in termini di bilancio e di aiuti di Stato; dall’altro, offre accesso a risorse comuni e a strategie condivise, rendendo possibile una forma di pianificazione sovranazionale. In questo senso, qualsiasi riflessione sulla pianificazione economica italiana deve necessariamente collocarsi all’interno di un quadro europeo.
Dal punto di vista teorico, peraltro, nell’ambito dell’Economia politica, si assiste a una crescente rivalutazione del ruolo dello Stato nei momenti di crisi. Non si tratta di sostituire integralmente il mercato, ma di affiancarlo con strumenti di indirizzo strategico capaci di garantire resilienza, sicurezza e sostenibilità. In tale prospettiva, emergono alcuni settori prioritari nei quali una pianificazione più incisiva appare indispensabile: l’energia, per ridurre la dipendenza dall’estero e sviluppare fonti rinnovabili; l’industria, per rafforzare le filiere strategiche; il settore alimentare, per garantire sicurezza e stabilità; la tecnologia e la difesa, per assicurare autonomia e capacità di risposta. Alla luce di quanto esposto, l’autore ritiene che non si ritenga necessario adottare un modello di economia di guerra in senso stretto, ma appare urgente sviluppare una forma evoluta di pianificazione, orientata alla resilienza e alla prevenzione delle crisi. Tuttavia, a ben vedere, ciò implica il rafforzamento delle istituzioni preposte alla programmazione economica, il miglioramento del coordinamento tra livelli di governo e l’elaborazione di una strategia di lungo periodo che integri dimensione nazionale ed europea.
In conclusione, l’impressione che ho ricavato dalla lettura attente del bel testo di Angelo e che l’Italia non è priva di strumenti di pianificazione, ma necessita di un salto qualitativo nella loro integrazione ed efficacia. Le sfide del presente richiedono non solo capacità di reazione, ma soprattutto capacità di previsione e di organizzazione strategica. Solo attraverso una pianificazione più coerente e strutturata sarà possibile garantire la sicurezza economica e il benessere delle future generazioni.
Noi condividiamo gran parte delle conclusioni, pur ritenendo opportuno che i soggetti competenti e il Parlamento italiano svolgano una riflessione approfondita sul tema e ciò al fine di evitare che si verifichino, come già accaduto durante la pandemia, forme di compressione eccessiva delle libertà individuali. In effetti ai fini della tenuta veramente democrati del Paese appare necessario definire preventivamente limiti chiari agli eventuali interventi emergenziali, nell’ambito di politiche che siano adeguate alle sfide del nostro tempo e allo stesso tempo intaccabili sotto il profilo della piena liceità e democraticità della loro adozione.
(*) Professore ed economista
(**) Guerra finanziaria, il mercato vince sempre, Angelo Paletta, 2026, Edusc, pagine 350, euro 28,50
di Enea Franza (*)