Hydron³: se l’arte diventa rituale sensoriale

giovedì 19 marzo 2026


Un gioco disturbante sul desiderio di giovinezza e sul consumo del presente

Oltre i confini dell’arte tradizionale, oltre la dimensione della performance e dell’happening, prende forma a Milano un nuovo progetto che unisce linguaggi visivi, installazione e narrazione immersiva. Dal 26 marzo al 12 aprile, negli spazi dei Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti, approda Hydron³, il nuovo lavoro dell’artista Giovanni Motta, tra i 12 creativi digitali selezionati per il Vda Award 2025 e già protagonista della Triennale di Milano. L’iniziativa rappresenta un nuovo appuntamento nel capoluogo lombardo dopo il progetto Lost Paradise e propone al pubblico un’esperienza immersiva che interroga la contemporaneità con uno sguardo volutamente provocatorio. L’evento si configura come una riflessione artistica sul presente, tra visioni distopiche e suggestioni pop, costruita attraverso un dispositivo narrativo capace di coinvolgere lo spettatore in un gioco estetico e concettuale sul rapporto tra immagine, consumo e desiderio.

Al centro dell’universo narrativo di Motta ritorna JonnyBoy, figura simbolica che accompagna l’artista da oltre 20 anni. In questa nuova installazione il personaggio si confronta con un oggetto immaginario: Hydron³, una sostanza impossibile che promette l’eterna giovinezza e che viene intercettata, reinterpretata e trasformata in prodotto. L’idea, nata come mito, scivola progressivamente nella dimensione del mercato, attraversando un percorso che va dalla purezza originaria alla logica dell’appropriazione e del desiderio. Il visitatore si trova così immerso in un ambiente narrativo complesso, popolato da simboli e situazioni paradossali: presenze ibride, feste eccessive, bar e tentazioni continue si alternano a improvvisi richiami alla purezza originaria. Il risultato è un’esperienza performativa che mette lo spettatore di fronte a una dimensione iper-contemporanea, invitandolo a confrontarsi con le dinamiche della società dellimmagine.

Hydron³ – Time is over. Drink eternity si presenta come una mostra-evento concepita come il lancio pubblicitario di una sostanza impossibile. Al centro del racconto si trova una bevanda immaginaria, estratta da un monolite di ghiaccio e capace – almeno nella promessa narrativa – di offrire l’eterna giovinezza. Un’idea al tempo stesso seducente e inquietante che diventa racconto simbolico e rito collettivo, trasformandosi in una simulazione estrema dei desideri contemporanei. Motta utilizza consapevolmente i codici della comunicazione pubblicitaria e della spettacolarizzazione per portarli al limite, evidenziandone le contraddizioni fino al paradosso.

Il percorso espositivo si apre con una sorta di soglia rituale: un corridoio presidiato da figure di uomini-lupo che custodiscono un frammento del monolite originario. La sostanza – nella narrazione artistica – sarebbe stata inizialmente donata da madre natura all’umanità, ma viene intercettata dall’uomo e convertita in prodotto commerciale. A guidare questo processo compare Question Mark, imprenditore immaginario dal volto nascosto e dall’identità sospesa, che filtra la fonte e costruisce il marchio globale Hydron³, distribuendone non l’origine ma una versione mediata, non la verità ma un’esperienza controllata.

Accanto all’installazione principale trovano spazio le opere pittoriche e le sagome dipinte dell’artista, che rappresentano JonnyBoy come simbolo della giovinezza. Il personaggio è immerso in una natura rigogliosa, popolata da fiori e foglie dai colori saturi, e vive in una dimensione temporale sospesa, dove l’innocenza dell’età – come la natura stessa – non può essere posseduta ma esiste come valore assoluto e intoccabile. Tra provocazione e dimensione ludica, Hydron³ si presenta dunque come un’esperienza totale che unisce installazione, performance e ritualità collettiva. Artista e pittore digitale, Giovanni Motta appartiene alla corrente del Neo-pop surrealismo. La sua ricerca si concentra sul rapporto tra memoria e materia: oggetti quotidiani, caricati di risonanze emotive, diventano dispositivi simbolici capaci di far emergere dimensioni interiori spesso invisibili. Al centro del suo universo visivo si colloca JonnyBoy, icona essenziale dal volto ridotto a pochi tratti, sospeso tra meraviglia e inquietudine. Più che rappresentare un’identità, il personaggio incarna un principio: la persistenza dello stupore come forza critica e la vulnerabilità come forma di resistenza. La pratica artistica di Motta attraversa pittura, scultura e installazione, costruendo ambienti immersivi in cui la cultura pop occidentale dialoga con l’immaginario degli anime giapponesi. Il risultato è un “caos ordinato” che supera la dimensione puramente decorativa e si trasforma in una narrazione visiva complessa, dove l’opera diventa esperienza.


di Redazione