mercoledì 4 marzo 2026
Che c’è di bello da vedere oggigiorno? Appunto, Un bel giorno (in uscita domani nelle sale italiane, grazie a 01 Distribution), film commedia estremamente gradevole di Fabio De Luigi, regista e attore protagonista nel ruolo di Tommaso, vedovo e padre di ben quattro giovani figlie che vivono in casa con lui. Con De Luigi recitano la sempre travolgente, elegante e ironica Virginia Raffaele (Lara), Beatrice Schiros (Maddalena, la madre di Lara) e Antonio Gerardi, nel ruolo di Italo, il migliore amico di Tommaso e unico, pingue dipendente della sua ditta d’infissi. Il resto, è formato da una banda di ragazzini e adolescenti che sono la risorsa assoluta del film, per spontaneità, simpatia e dinamicità. Ma, poiché è proprio questo il piccolo-grande segreto della brillante storia raccontata dal film di De Luigi, si dirà solo del resto che non è davvero trascurabile. Soprattutto, molto, anzi moltissimo c’è da dire sulla scelta del piano di recitazione e della vis comica tutta eleganza verbale (che, come la polvere del Campanellino di Peter Pan scende anche sui linguaggi plain, pacati e intelligenti dei ragazzini), fatta di gesti misurati e ironia irresistibile. Come quelli di De Luigi, del resto, che ricorre alla sua ben nota e composta mimica facciale, in grado di esaltare la mitezza di fondo del suo personaggio. Lui sì, davvero accerchiato dalla gioia di vivere e dalla gioventù esuberante delle sue quattro femmine di casa di cui, guarda caso, è proprio la più piccola, Elena (Arianna Gregori, impagabile nella parte) a essere la più convinta sostenitrice e ammiratrice del padre Tommaso. E lo fa in competizione oppositiva alle sue tre sorelle, Vittoria (Maria Gifuni), Sara (Alma Giardina), Matilde (Anita Marzi), tutte giovanissime, brave attrici che, in base alla scala d’età, giocano a chi fa più da madre che da figlia al proprio genitore.
De Luigi, come d’abitudine, si riconosce per sua natura in una figura attoriale sottile ma contagiosa, permeata e diluita nella tenerezza e nei dialoghi sincopati dei suoi personaggi miti, ipersensibili e timidi e, per ciò stesso, regolarmente scambiati per cretini. Quindi, il protagonista del suo film è il solo che, per aver mantenuto integro il suo bozzolo-motore di eterno bambino che lo agisce e comanda, adora i puzzle ed è pronto a far partita con la componente autistica di un giovane post-adolescente. E lo fa liberandolo a suo rischio e pericolo (di vigilante per caso) dalla sorveglianza, costante e ossessiva, di madre e nonna materna, che hanno la deprecata tendenza a farne un delicato oggetto di cristalleria, anziché vedere in lui un ragazzo sviluppato con testosterone ventilato a tutto campo. Ora, tra donna e uomo chi mente di più? E questa è la vera scoperta (la seconda in ordine di importanza) della storia. Fatta di giovanissime streghe, di cui la più piccola dai capelli rossissimi è un temuto Cupido alla rovescia, arciera provetta che si esercita lungo i corridoi di casa, infilando frecce non letali su scostumati amici di una delle sorelle e, con suo grande dispiacere, anche nella spalla del padre Tommaso: per pura disgrazia, ovviamente. Circostanza buffissima che funzionerà alla Buster Keaton, una volta che padre e figlia più piccola, mancata parricida, saranno arrivati al pronto soccorso.
E lì il finto dramma si consumerà in scenette divertenti, in cui la freccia sostituisce la famosa palanca di legno, che il bizzarro imbianchino muto Keaton fa ruotare a 360 gradi tutto attorno a sé, provocando una strage di teste. Voi direte: ma non è meraviglioso avere quattro figlie femmine, più domestica femmina di colore e scontrosa, più un delizioso cane femmina fin troppo fedele, che fa da compagnia interessata nelle sere solitarie accanto al televisore, aspettando che il suo amico umano si addormenti per finire il piatto di patatine e il rimasuglio di birra nella lattina? Provare per credere. Ma veniamo a lui e lei: chi mente di più dunque? Lei, e sapete perché? Perché odia i mentitori uomini, come il marito che l’ha tradita con un’altra per anni fingendo di amarla, ma lei stessa nasconde la menzogna più grande. E, un attimo: chi li ha messi assieme questi due che più diversi non potrebbero essere nei loro interessi? Lei, funzionaria di banca addetta ai mutui, che se la deve vedere con una coppia tremenda di simpaticissimi anziani, i quali prima di chiedere il mutuo e di avere casa vanno da Tommaso a informarsi sugli infissi, mentre quest’ultimo, l’improbabile membro maschile della coppia da combinare, sa solo parlare dei profilati di porte e finestre facendone l’argomento principe di ogni sua discussione.
Galeotta fu, dunque, una festa della banca di Lara con cui Tommaso ha un fido da decenni, e lo skill consumato delle sue quattro hacker domestiche, che danno via mail il consenso al posto suo pur di farlo uscire di casa e incontrare “qualcuno”, che s’intende una compagnia femminile purchessia. E, così, palla in buca, come si dice quando si calibra bene il colpo. Già, ma visto poi che lei ci sta entusiasticamente, bisogna sciogliere il solito dilemma di “dove la porto?”, come si chiede lui stesso, terrorizzato dal farle sapere che vive con quattro giovani arpie e, soprattutto, per evitarle il pericolo incombente in cui incorrono gli incauti ospiti pressi di mira da quell’arciera in erba, color rosso malpelo, pronta a colpire in casa sua chi le sta sulla “freccia”, per l’appunto. Ma allora, cosa c’è di meglio dell’amico-dipendente Italo, che ti ha registrato come “rompicoglioni” sul suo telefonino, per chiedergli in prestito la casa tappezzata di riviste porno, in omaggio alla sua vita da single? Nota a margine: i tempi comici tra i due principali protagonisti sono semplicemente perfetti, spontaneamente sincronizzati e naturali. Onore al merito: coppia comica straordinaria, già ampiamente rodata in una commedia analoga, come quella del 2023 dal titolo Tre di troppo, per la regia dello stesso De Luigi. Beh, è vero che così abbiamo fatto un po’ molto insider, ma ne valeva la pena. Film godibilissimo e imperdibile.
Voto: 8,5/10
di Maurizio Bonanni