mercoledì 4 marzo 2026
Carlo Verdone torna al lungometraggio dopo la fortunata esperienza nella serialità televisiva. L’attore-regista romano scrive, interpreta e dirige il suo 22° film: Scuola di seduzione. Una commedia prodotta da Luigi e Aurelio De Laurentiis che non approderà nelle sale ma sarà visibile in esclusiva dal primo aprile su Paramount+ (anche su Sky Glass, Sky Q e tramite la app su Now Smart Stick). Il cineasta 75enne, che coi suoi film ha conquistato il box office e segnato la storia del cinema italiano, vincendo 9 David di Donatello, 11 Nastri d’argento, 3 Ciak d’oro e 4 Globi d’oro, dopo la serie tivù Vita da Carlo, torna con una sua pellicola a cinque anni da Si vive una volta sola, firmando anche soggetto e sceneggiatura insieme a Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni. Nell’epoca in cui ci si può innamorare, tradirsi, prendersi e lasciarsi anche attraverso l’Intelligenza artificiale – si legge nella sinossi –sei personaggi accomunati da insicurezze e fragilità affettive si rivolgono a una love coach per interpretare e indirizzare le proprie vite.

C’è chi cerca l’amore, chi vuole salvarlo e chi non smette di interrogarsi sul passato. Nel cast, accanto a Verdone figurano: Karla Sofía Gascón Ruiz (Premiata a Cannes nel 2024 e candidata all’Oscar nel 2025 per l’interpretazione nel film Emilia Pérez di Jacques Audiard), Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen, Romano Reggiani, Elisa Di Eusanio, Irene Girotti, Jacopo Garfagnoli, Luca Seta, Camilla Bianchini, Duccio Camerini, Lucia Rossi, Matilde Piana, Cinzia Susino, Guglielmo Favilla, Pia Lanciotti, Lilith Primavera. L’organizzatore generale della produzione è di Carlo Pasini; il montaggio è di Pietro Morana; direttore della Fotografia è Giovanni Canevari; la scenografia è di Giuliano Pannuti e i costumi di Tatiana Romanoff.
Frattanto, come sottolinea il sito web della Rivista del Cinematografo, nel cuore del complesso di Via Aurelia 796 di Roma, dove ha sede la Fondazione Ente dello Spettacolo, la sala di proiezione si chiama da ieri Sala Mario Verdone. L’intitolazione allo storico e critico intende riportare nel cuore della sala – luogo fisico, comunitario – l’idea di un cinema da leggere, non soltanto da consumare. A fare da cornice, l’inaugurazione del nuovo impianto di proiezione digitalizzato e, a seguire, la proiezione di Io, loro e Lara di Carlo Verdone (2009), dedicato al padre, scomparso durante le riprese. Ad aprire la serata è stato monsignor Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, ringraziando la famiglia Verdone e parlando di un progetto “lungamente pensato”: “Questo momento segna l’urgenza, la bellezza di riprendere un discorso sul cinema da parte nostra”, ha detto, ricordando come la Chiesa abbia sempre avuto “cura verso le espressioni più autentiche dell’animo dell’uomo”. E la figura di Mario Verdone, “critico” prima ancora che storico e docente, è stata utile per fissare un punto che ha attraversato tutta la cerimonia: l’educazione alla bellezza e alla ragione critica. “C’è un’educazione a percepire ciò che è bello. L’idea di critica è quella di usare la ragione dell’uomo, liberandolo dall’emotività o dal soggettivismo del mi piace, non mi piace”.
di Eugenio De Bartolis