giovedì 26 febbraio 2026

Con 2046. Come sarà. Come potrebbe essere, Daniele Delbene non si limita a interrogare il futuro: lo rimette nelle mani del lettore. Nato a Genova nel 1978, cresciuto a Levanto, con un percorso che intreccia militanza politica, attività sindacale e riflessione culturale, Delbene propone un saggio che è insieme analisi e chiamata alla responsabilità collettiva.
Il cuore del libro sta già nel titolo. La distinzione tra “come sarà” e “come potrebbe essere” non è un semplice gioco linguistico, ma una presa di posizione teorica e politica. Pensare al futuro come a qualcosa di già scritto significa rassegnarsi a una traiettoria lineare e inevitabile; immaginarlo come possibilità, invece, significa riconoscere il peso delle scelte umane. Per Delbene, la storia non è mai stata un percorso rettilineo: crisi, innovazioni e mutamenti sociali hanno continuamente rimescolato le carte. È in questo spazio di incertezza che si inserisce la responsabilità.
Uno dei temi centrali del libro è l’impatto della tecnologia e della comunicazione sulle nuove generazioni e il rischio di manipolazioni. La riduzione delle distanze e l’accesso immediato alle informazioni hanno ampliato l’orizzonte delle aspettative. I giovani non aspirano soltanto a un miglioramento materiale, ma a diritti, libertà di movimento, qualità della vita. Tuttavia, questo stesso processo modifica profondamente le relazioni sociali: le comunità non nascono più necessariamente in luoghi fisici, ma anche in spazi digitali. Se da un lato ciò moltiplica le opportunità di incontro, dall’altro mette in discussione il senso tradizionale di appartenenza con gravi rischi sulle possibili manipolazioni e dunque sull’autenticità della democrazia.
L’analisi si fa più stringente quando Delbene affronta il nodo delle disuguaglianze. Le trasformazioni tecnologiche ed economiche, se non governate, rischiano di ampliare il divario tra chi dispone di risorse e opportunità e chi ne resta escluso. Il lavoro, l’accesso alla casa, la stabilità economica diventano terreni su cui si misura la fragilità sociale. Ma il cambiamento non è, di per sé, una condanna: può tradursi in riduzione dei tempi di lavoro, in nuovi servizi, in forme innovative di partecipazione. Tutto dipende dalle scelte politiche.
È qui che entra in gioco il tema della redistribuzione, intesa non solo come trasferimento di ricchezza, ma come garanzia di diritti fondamentali: istruzione, sanità, lavoro dignitoso, partecipazione. In un mondo globalizzato, dove la produzione e la circolazione delle risorse superano i confini nazionali, si sottolinea l’urgenza di istituzioni sovranazionali più forti e democratiche che siano trasparenti e controllino la finanza e le multinazionali. La sua idea di “Stati Uniti d’Europa” va oltre l’attuale Unione Europea: immagina un’Europa federale, rappresentativa, capace di garantire diritti e libertà non come imposizioni tecnocratiche, ma come strumenti di emancipazione e partecipazione.
Il libro non indulge però in utopie astratte. Al contrario, si confronta con la sensazione diffusa di precarietà che attraversa le società contemporanee: la perdita di sicurezza economica, la dipendenza e il ruolo dei sistemi finanziari complessi, l’incertezza del reddito. Ci si interroga se tutto ciò sia frutto di un disegno consapevole o della miopia delle classi dirigenti. In entrambi i casi, il risultato è una società più vulnerabile, meno libera di progettare il proprio avvenire.
La risposta proposta è esigente: una classe dirigente lungimirante dovrebbe anticipare i cambiamenti e governarli, investendo nei servizi essenziali, ripensando il lavoro, sostenendo le comunità locali e riducendo gli squilibri territoriali e sociali. Ma la responsabilità non è solo delle élite. Il messaggio conclusivo è rivolto ai cittadini: il futuro non è qualcosa che accade, bensì qualcosa che si costruisce attraverso la partecipazione.
(*) 2046. Come sarà. Come potrebbe essere, Daniele Delbene, Youcanprint, 2026, 150 pagine, 9 euro.
di Roberto Giuliano