Sannazaro: la storia, la devastazione, la speranza

mercoledì 18 febbraio 2026


Sul palco del Teatro Sannazaro di Napoli sono state rappresentate le commedie di Eduardo Scarpetta, quelle di Nino Taranto e dei fratelli De Filippo (Eduardo, Peppino e Titina) ma anche le divine Eleonora Duse e Sarah Bernhardt. Inaugurato il 26 dicembre del 1847, è sfilata in quasi due secoli la storia del teatro, napoletano e non, in un luogo di particolare bellezza e collocazione strategica, nel cuore della città e del suo salotto buono. Nell’ipotetico album dei ricordi, in prima pagina potrebbe essere collocato l’incontro di due geni: qui si conobbero, avviando amicizia e collaborazione, Luigi Pirandello ed Eduardo. Aperto alla presenza e col plauso di tutta l’aristocrazia napoletana – in prima fila don Giulio Mastrilli, duca di Marigliano, che lo aveva fortemente voluto e pagato – il Sannazaro, dicono le cronache del giornale Roma, fu considerato da subito “uno dei più belli e graziosi teatri che conoscessimo”. Al Sannazaro andarono in scena commedie di successo di Eduardo Scarpetta, divenute immediatamente celebri come Li nepute d’o sinnaco e Santarella, che, nel 1889, restò in scena con più di cento repliche così che rapidamente si affermò la convinzione che quel palcoscenico “portava bene”. Con Eduardo Scarpetta, suo figlio Vincenzino e tanti altri attori celebri furono applauditi protagonisti di drammi e commedie scritti tra gli altri da Gabriele D’Annunzio, Ernesto Murolo e Libero Bovio.

Nel 1932 vi furono ospitati gli allora quasi sconosciuti fratelli De Filippo che, per la stagione 1932–1933, presentarono ben quindici “novità”. Dopo un periodo di crisi dovuto ai conflitti bellici ed al dopoguerra il Sannazaro, ridotto a cinema mal frequentato e degradato come era avvenuto per molte delle storiche sale napoletane, impoverì la sua programmazione, fino a quando, alla seconda metà del 1960, fu rilevato da Nino Veglia e da Luisa Conte, “coppia” del teatro napoletano che ha lasciato segni profondi nel pubblico. Il teatro Sannazaro fu riaperto il 12 novembre del 1971 con Annella di Portacapuana di Gennaro D’Avino, nella riduzione di Michele Prisco, in scena la Compagnia stabile napoletana con Luisa Conte, Ugo D’Alessio, Pietro De Vico. Il Sannazaro da allora fu, con crescente successo, un teatro per la città, dallo schietto carattere popolare, attento al teatro di tradizione da recuperare cercando di legarlo alla scrittura di giovani autori. Tanti i lavori da tutto esaurito, con in scena anzitutto Nino Taranto e Luisa Conte. Alla morte di Luisa la nipote, Lara Sansone, ha preso le redini della direzione artistica del Sannazaro, creando una compagnia capace di reinventare i grandi classici del teatro napoletano ma anche ospitando gli spettacoli di attori “di tradizione” come Benedetto Casillo.

All’indomani dell’incendio che ha devastato il Teatro Sannazaro, la prima ipotesi sull’ammontare dei danni riportati si aggira sui 60-70 milioni di euro. Un quadro di distruzione, emerso sin dalle prime immagini dell’incendio, che ha subito portato istituzioni, politici, al di là degli schieramenti, e artisti a mobilitarsi, a cominciare dal ministro della Cultura. “A proposito di tracce della nostra immensa creatività, la piccola grande bomboniera di Napoli tornerà splendida com’era prima. Ve lo prometto”, ha assicurato Alessandro Giuli. Un’armonia di intenti confermata dal sindaco del capoluogo campano Gaetano Manfredi: “Ho sentito il ministro Giuli, che mi ha chiamato, e insieme abbiamo deciso che anche il governo ci sarà”, ha detto il primo cittadino. Questo “è il giorno della solidarietà. Faremo di tutto per il Sannazaro. Ci siamo oggi, domani e fino a quando il teatro non sarà ricostruito”, ha sottolineato il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi.

Intanto, lo scrittore Maurizio De Giovanni che “in rappresentanza della fondazione Premio Napoli, e anche a titolo personale”, si è detto “disponibile da subito a qualsiasi iniziativa utile all’immediato ripristino del teatro. Chiamiamo a raccolta tutti, istituzioni, mondo della cultura e dello spettacolo, per una serie di rappresentazioni da fare negli altri teatri della città il cui ricavato vada integralmente devoluto a questa finalità”. Un appello “rivolto a tutto il mondo della cultura: attori, registi, musicisti e produttori. Chiediamo adesioni esplicite”. Secondo Marisa Laurito “la parola d’ordine è una sola per tutti: ricostruzione immediata, non perdete tempo, perché nell’immediatezza arriva la solidarietà a parole, sui social, ma non vorrei che poi le cose come spesso abbiamo visto accadere in questo paese rallentassero. Voglio e parlo a nome di tanti artisti e lavoratori dello spettacolo, una presa di posizione chiara delle istituzioni e degli enti preposti”. Quel palco è stato calcato da “tantissimi artisti, molti si stanno già mobilitando – ha aggiunto –. Maurizio De Giovanni, ad esempio, ha lanciato una campagna fondi organizzando e sostenendo iniziative, letture, incontri e spettacoli il cui ricavato possa contribuire alla ricostruzione immediata. Io penso che non basterà e dico a tutti di unire le forze. Ribadisco anche alle istituzioni: tirate fuori le vostre di forze”. Sergio Rubini, che ha girato su quel palco anche il suo film I fratelli De Filippo, ha osservato che “quando va a fuoco un teatro e sempre una perdita dolorosa, una ferita al tessuto e la storia culturale di una città e non solo, trattandosi di una città con la storia teatrale di Napoli. Una ferita che un pugliese come me sente in modo particolare, ricordando la tragedia del Petruzzelli. Spero come quello anche il Sannazaro venga presto ricostruito, ma comunque c’è un passato, un qualcosa che si sente come perduto per sempre”. Vincenzo Salemme ha ribadito che il Sannazaro “è un teatro conosciuto in tutto il Paese e quindi patrimonio di tutti. Bene ha fatto il ministro della Cultura ad aggiungersi alle voci addolorate del primo cittadino, il sindaco Manfredi e a quella del presidente Roberto Fico dichiarando che il Sannazaro tornerà a splendere”.

(*) Nella foto in alto è ritratto Luigi Pirandello insieme ai fratelli Peppino, Eduardo e Titina De Filippo

(*) Nella foto in basso, la devastazione del Teatro Sannazaro di Napoli


di Guglielmo Eckert