mercoledì 4 febbraio 2026
Intervista a Giuseppe Stagnitta
È stata da poco inaugurata New York anni Ottanta. Il movimento culturale che ha rivoluzionato l’Arte, la Musica e la Moda dell’intero pianeta, la mostra che, fino al 12 luglio, a Catania, presso il Palazzo della Cultura, racconterà gli anni ‘80 newyorkesi, una cesura che ha cambiato la storia dell’arte e non solo, influenzando la cultura pop e urbana lo stile di vita dell’intero pianeta.
Abbiamo incontrato Giuseppe Stagnitta, che, con Marco Mantovani, ha curato la mostra, patrocinata dal Comune di Catania e prodotta da Metamorfosi Eventi ed Emergence Festival, con il catalogo di Gangemi Editore. Stagnitta è produttore culturale e ideatore di mostre che hanno portato in Italia protagonisti della scena internazionale, tra cui Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, Richard Hambleton, oltre a grandi progetti dedicati alla Street Art e alla cultura urbana.
Qual è la particolarità di questa mostra?
La particolarità di New York anni Ottanta è che non si limita a raccontare un decennio: ricostruisce un ecosistema culturale che ha cambiato per sempre il modo di intendere arte, musica, moda e identità. Abbiamo voluto mettere in dialogo due mondi che spesso vengono percepiti come distanti: il mainstream di Warhol, Haring, Basquiat, Hambleton, Brown, Indiana, Beuys, Morris, LeWitt, Arman, e l’underground dei writer, dei Break dance, dell’hip hop nascente. È una mostra che restituisce l’energia di un’epoca in cui tutto era possibile, in cui l’artista diventava manager di sé stesso, curatore delle proprie mostre, protagonista di una rivoluzione estetica e sociale.
E poi c’è un elemento unico: molti testimoni del periodo hanno contribuito alla realizzazione della mostra come Annina Nosei, gallerista che scopre e lancia Basquiat; Martha Cooper, che ci ha mandato 10 foto ormai diventate iconiche del periodo; Sara Nitti, amica di Haring, fu lei che lo porta a Milano per il progetto di riqualificazione della periferia della Città; la Fondazione Fiorucci, che ci ha concesso le foto del lavoro di Haring fatto nel loro negozio di Milano; abbiamo un testo dello stesso Elio Fiorucci; poi, Alessandra Bergero, amica di Rammellzee ‒ fondatore del writing ‒ che presenta in mostra un filmato inedito del grande artista; e, infine, lo stesso Kool Koor, che insieme a Toxic e Rammellzee fonda il writing. Kool Koor è venuto personalmente a Catania e ha dichiarato che la nostra mostra lo ha riportato indietro nel tempo, in un clima vibrante, divertente, eclettico, senza filtri. Una bella attestazione di stima.
Cosa è esposto nella mostra?
Abbiamo portato a Catania oltre 150 opere provenienti da collezioni private internazionali e gallerie di primo piano. Ci sono tele, disegni, sculture, fotografie iconiche di Helmut Newton, Christopher Makos, Martha Cooper, una video-installazione storica di Henry Chalfant e filmati inediti girati da Alessandra Bergero nella scena underground newyorkese. Sono in mostra 3 importanti tele del fondatore della Pop Art Andy Warhol, una grande tela del fondatore del writing Rammellzee e poi opere del fondatore assoluto della street art Richard Hambleton con il suo “uomo ombra”; e poi opere di James Brown, Ronnie Cutrone, A-One, Coco 144. Abbiamo, ovviamente, le opere di Kool Koor, che è venuto a trovarci. A riprova dell’importanza della mostra, e di come Catania e la Sicilia abbiano una straordinaria forza evocativa e culturale.
Fondamentali sono i due pannelli che Haring realizzò nel negozio di Milano in mostra e poi molti oggetti come magliette, pantaloni, le mille lire dipinte da Haring. C’è anche una sezione speciale dedicata al materiale fotografico di Elio Fiorucci, che documenta il passaggio di Keith Haring a Milano - un momento storico e seminale - e l’arrivo in Italia dei primi graffiti writer americani nel 1984. È un viaggio totale: moda, musica, street culture, Mtv, i primi videoclip narrativi, gli s
tereo portatili, gli album firmati da Warhol e Basquiat. Un’immersione completa.
Qual è l’importanza della New York degli anni ’80?
New York negli anni Ottanta è stata un laboratorio sociale e culturale irripetibile. Una rivoluzione trasversale che influenza l’Arte, la Moda, la Musica, la Cultura e lo stile di vita dell’intero pianeta. È la città in cui l’arte diventa linguaggio politico, identitario, di emancipazione. Dove i writer trasformano i treni in manifesti sociali, dove l’hip hop nasce come voce delle comunità marginalizzate, dove la moda si contamina con la strada, dove Mtv rivoluziona la comunicazione visiva.
È un decennio spesso raccontato come superficiale, ma in realtà è stato un periodo di enorme tensione creativa, di ribellione, di sogni e di autodeterminazione. Per me curare questa mostra significa anche ripercorrere la mia vita, la mia passione, i momenti che hanno formato la mia visione del mondo. È un’eredità che arriva fino a oggi, perché l’estetica contemporanea nasce lì.
Quali sono le caratteristiche delle opere e degli autori presenti?
Le opere sono esplosive, immediate, politiche. Hanno un’urgenza che oggi raramente si ritrova. Quegli sono gli anni del ritorno alla pittura; lo stesso Warhol riprende a dipingere dopo 20 anni di lavoro serigrafico; gli artisti underground, invece, dipingono sui treni portando in strada un linguaggio nuovo, fatto di lettering, simboli, codici segreti, identità. Penso a Rammellzee e al suo “panzerismo iconoclasta”, a Hambleton e alle sue ombre inquietanti, a James Brown con i richiami precolombiani, a Ronnie Cutrone che rileggeva l’immaginario popolare. E poi i writer: A-One, Coco 144, Kool Koor, che ci ha spiegato tutte le sfumature di un movimento unico. Sono opere nate nei loft, nei club, sui muri abbandonati, sui treni, sulle magliette. Opere che raccontano un’America ribelle, sensibile, in trasformazione. È un’estetica che ha cambiato tutto.
di Claudia Conte